A guardarlo dall’oggi, l’ieri sembra più chiaro e se lo sguardo non è superficiale, forse si evita di perdere, un’altra volta, le occasioni che allora andarono sprecate. Il senso dei “Seminari dell’arte della manutenzione“, suggerisce Lorenzo Paolini, è anche questo. Ieri sera, nel corso del terzo appuntamento della rassegna di interventi, parte integrante del progetto di recupero della Colonia Dux, il direttore editoriale e condirettore de L’Unione Sarda ha ripercorso, insieme con Romano Cannas, già direttore della sede RAI Sardegna e vicedirettore del TG3 nazionale, le tappe salienti della vicenda editoriale del primo quotidiano dell’Isola. Lo ha fatto nella sede storica del giornale, dove si tengono gli incontri in programma (l’ultimo il prossimo lunedì), organizzati da Maria Antonietta Mongiu e Diana Zuncheddu: il civico 14 di viale Regina Elena.
La storia
Lo spazio, riaperto proprio per l’occasione dopo oltre un decennio, ha accolto per quasi un secolo, dal 1914 fino al 2011, la redazione prima che si trasferisse in piazza L’Unione Sarda. Di lì sono passati molti dei protagonisti della vicenda culturale isolana, che non solo hanno fatto grande il quotidiano, ma hanno scritto cento anni di storia. Se, come ha osservato Zuncheddu, il giornale è «un’opera di ingegno», o, per usare le parole di Mongiu, «un intellettuale collettivo», fermarsi e guardare ai passi fatti è necessario per pianificare i prossimi. Gli aneddoti raccontati da entrambi i relatori, al di là dell’ironia, hanno evocato una comunità di persone che, ognuna nel proprio ruolo, ha contribuito a mantenere viva e aperta la discussione sull’attualità e il futuro che si intendeva costruire per l’isola.
Il racconto
La redazione e le persone che vi gravitavano, ha raccontato Paolini sono state «una comunità educante», un luogo in cui il condirettore, giunto a Cagliari nel 1989, ha imparato non solo a fare il giornalista, ma a costruire relazioni umane solidali: condizione essenziale di ogni buon ambiente di lavoro. Ha citato quasi tutti coloro che, in pochi giorni, lo fecero sentire a casa (venendo lui da Alghero) firme storiche dell’Unione: Antonio Romagnino, Bruno Terlizzo, Cicci Clavuot, Alberto Rodriguez, Gianni Filippini, Giorgio Pisano, Maria Paola Masala. Gli mostrarono che essere un giornalista è più che saper scrivere: è conoscere la città, le persone, i luoghi. Una mappa geografica e sociale che permette di capire ciò che si deve raccontare. E poi altri insegnamenti indispensabili distillati in poche domande: «Quali libri hai letto? Quali film hai visto? Vai a teatro, ai concerti?». Ancora una volta, per riempire di parole un foglio bianco, bisogna aver prima riempito la testa di idee buone.
I protagonisti
Al civico 14 di viale Regina Elena, Cannas transitò agli inizi degli anni ’70, per pochi anni, perché poi fu assunto in Rai. Riuscì a superare il severissimo esame del Professore, come veniva chiamato Vittorino Fiori, mitico capocronista e direttore dell’Informatore del Lunedì. E a stringere rapporti con alcuni dei più apprezzati giornalisti di allora: Mauro Manunza, Antonello Madeddu, Giorgio Melis. Una collezione di microstorie che illumina il disegno della storia più grande. Come quella di Video On Line: una «rivoluzione epocale», che proiettò la Sardegna e L’Unione Sarda nel mondo. «Non capimmo completamente che cosa significava e fu un errore», chiosa Paolini. Ecco, sfogliare quel glorioso passato può essere un modo per evitare altri errori prospettici.
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