Cabras.

«La spiaggia di San Giovanni non sparirà» 

Piogge e mareggiate fanno scivolare la duna, il mare divora circa 15 metri di litorale 

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Inviata

Cabras. Il sole fa di nuovo capolino sulla costa. Il mare sembra finalmente riposarsi dopo le incursioni delle settimane scorse. Ma a San Giovanni di Sinis, con la complicità di precipitazioni abbondanti, ha lasciato un segno che fa tremare per i possibili scenari: la parete dunale è scivolata lentamente, creando un dislivello netto per circa un centinaio di metri. Il timore che si è avuto subito è che potesse venir giù anche la strada che porta alle antiche rovine di Tharros, tutta l’area per precauzione è stata chiusa, con accessi vietati. «Al momento non è possibile sapere se il movimento continuerà o se ci sia già stato un assestamento, noi siamo qui a monitorare l’evoluzione del fenomeno» spiega Simone Simeone, ricercatore dell’Ias Cnr di Oristano, esperto di morfodinamica costiera.

In spiaggia

Dall’alto la costa sembra rimasta uguale a sè stessa. Bastano due passi lungo la duna per notare quel dislivello che fa intendere come la parete si stia spostando lentamente verso il basso per una lunghezza di circa un centinaio di metri. «Il fenomeno non è nuovo in questa zona, è già stato studiato e mappato da altri esperti in passato – spiega il ricercatore – questa conca, forse per la morfologia e la conformazione, è soggetta a simili eventi. Era accaduto già nel 2013 ma in maniera più lieve». Oggi l’effetto è più importante e preoccupante. «Le piogge abbondanti e continue dell’ultimo mese hanno appesantito la sabbia facendola scivolare – va avanti Simeone –contemporaneamente le mareggiate hanno eroso il piede della falesia incidendo non solo sulla duna e il sedimento di spiaggia ma erodendo anche le argille che stanno sotto. Mancando il sostegno, una parte di questo piccolo corpo di frana si è riattivato scivolando verso il basso».

L’allarme

Una settimana, le prime segnalazioni che qualcosa di grave era accaduto. Immediato l’intervento dell’Area marina protetta del Sinis e del Comune, con il sindaco Andrea Abis che ha subito emesso un’ordinanza di divieto. Dopo il primo smottamento, il risultato è evidente: una sorta di lieve frattura nella duna che alla base sembra tagliata di netto mentre fino a un mese fa scendeva dolcemente. «La ripa di erosione è di circa tre metri mentre il mare ha eroso la duna per circa 15 metri di spiaggia» fa notare Claudio Kalb, l’altro ricercatore del Cnr che si sta occupando dei rilievi sulla costa di San Giovanni da quando il 18 febbraio scorso è arrivata la segnalazione del fenomeno.

Il monitoraggio

Capire quali saranno le possibili evoluzioni del fenomeno non è affatto semplice. «Abbiamo sistemato dei paletti e ogni settimana misuriamo le quote e le distanze, utilizzando strumenti di precisione, per stabilire se il movimento stia andando avanti o se sia già assestato – aggiungono i due esperti che da quindici anni studiano e portano avanti progetti nel Sinis – In teoria potrebbe anche essersi esaurito qui e restare così per molto tempo». Insieme ai tecnici dell’Area marina protetta anche oggi effettueranno nuovi monitoraggi e rilievi sull’area sommersa e la spiaggia. «Per studiare gli sviluppi serviranno specifiche competenze geologiche e geotecniche, con esperti che si occupano soprattutto di dissesto e potranno dire come evolverà la situazione» sottolineano Kalb e Simeone. Al momento è impossibile fare previsioni, anche sulla prossima stagione turistica. «Bisogna indagare, siamo soltanto all’inizio e con gli elementi che abbiamo in mano adesso è prematuro – ripetono – di certo possiamo dire che la spiaggia non sparirà. È una zona che risponde molto bene, una settimana fa qui era tutto sommerso, ora ci sono circa 20 metri di spiaggia anche se a scapito della duna». Nei prossimi giorni i controlli verranno estesi nella costa di Is Arutas e Mari Ermi. «È necessario essere cauti, nessun intervento affrettato che potrebbe essere dannoso. Bisogna accompagnare i fenomeni naturali».

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