Le uova spaccate scivolano lungo i vetri della finestra in viale Colombo mentre dal piazzale della pineta di Su Siccu si alzano le trombette e il fumo verde e rosso dei fumogeni. Sopra il rumore degli scooter e degli slogan studenteschi, qualcuno lancia un petardo che scoppia più forte degli altri, e per un attimo lo sciopero pacifico organizzato dal Liceo Alberti sembra sul punto di sfuggire di mano. In un angolo, due ragazzi iniziano una rissa. Poco distante un ragazzo, forse di un altro istituto, impugna un estintore e lo scarica come fosse un fumogeno qualunque: alcuni tossiscono coprendosi la bocca. E ancora, per protesta alcuni studenti tentano di dare fuoco agli aghi di pino accumulati accanto alla scuola.
Le ragioni
Quella di ieri doveva essere la giornata dell’Alberti, l’ennesima di una settimana di scioperi contro le condizioni degli istituti a Cagliari. Ma nella pineta si sono presentati anche studenti di altre scuole, e il clima è rapidamente cambiato. «Ci sono altri che non c’entrano niente con noi», denuncia Alessandro Ferro, rappresentante dell’Alberti. «Doveva essere uno sciopero nostro. Sono venuti studenti di altre scuole a tirare uova. La nostra voleva essere una protesta pacifica». Anche i petardi, racconta, erano fuori scala rispetto alla manifestazione pensata dai rappresentanti: «alcuni erano davvero forti». Presenti, visti i problemi, anche le forze dell’ordine e la Digos. Al netto del caos, restano i motivi per cui lo Scientifico è scesa in strada. «Ci sono cinque aule inagibili, e non è bello andare a scuola sapendo che ci sono situazioni come queste», spiega Ferro. Il quadro, raccontato dagli studenti, descrive un edificio che in alcuni punti sta letteralmente franando: «Un'ala della scuola sta sprofondando su se stessa, e per bloccare il passaggio hanno messo degli armadietti». Non mancano, in mezzo ai problemi, le prospettive: con il nuovo indirizzo di liceo scientifico sportivo legato alle discipline nautiche, aggiunge il rappresentante, ci sarebbe la possibilità concreta di ottenere fondi per la ristrutturazione dell'edificio. «Se non lo facessero, dovrebbero togliere una sezione dallo scientifico scienze applicate». Anche l'acqua, un tempo tra i problemi più sentiti, sembra essersi in parte risolta, anche se non del tutto: «Ogni tanto esce ancora marrone».
La preoccupazione
Sul fronte interno, lo studente riconosce l'impegno della dirigenza: «Il nostro preside sta facendo di tutto per sollecitare». Ma la richiesta resta rivolta soprattutto all'ente che dovrebbe garantire gli interventi strutturali: «Alla Città Metropolitana chiediamo un po' di velocità, perché non si può sentire che dobbiamo aspettare anni per lavori in una scuola. Abbiamo diritto di stare in sicurezza». La mattinata di ieri arriva in un momento delicato per il destino della mobilitazione. Ieri sera era in programma il consiglio metropolitano, un passaggio che gli studenti osservano con attenzione per capire se dall'ente arriveranno risposte concrete sui tempi degli interventi. Da questo dipenderà anche la decisione sul proseguimento delle proteste nei prossimi giorni. Resta sullo sfondo la preoccupazione per chi guida la mobilitazione che episodi come quelli andati in scena ieri possano finire per oscurare le ragioni della protesta e trasformare, agli occhi dell’opinione pubblica, una protesta pacifica in disordine. «Non vogliamo imitare la Francia», chiarisce l’altro rappresentante. «Noi stiamo provando a tenere una rotta pacifica, non volevamo dare questo significato alla manifestazione, invece qualcuno ha provato a fare campagna elettorale scolastica creando anche dei rischi, e questo non va bene».
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