Teheran. Il premio Nobel per la pace Narges Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame nella prigione iraniana dove è rinchiusa come protesta contro quella che considera una detenzione illegale. La nota attivista per i diritti umani rivendica condizioni di detenzione migliori, il diritto a telefonare e a vedere i suoi avvocati, oltre a quello di ricevere visite. «Siamo profondamente preoccupati per la sua vita» ha detto da Parigi, dove vive, il figlio Ali Rahmani, co-presidente assieme alla sorella della Fondazione che porta il nome della madre.
A causa delle sue condizioni di salute, ha detto la Fondazione, la detenzione dell'attivista è estremamente pericolosa e costituisce una violazione delle leggi sui diritti umani. Col rifiuto di permetterle di comunicare con l'esterno, spiegano i suoi sostenitori, Teheran silenzia una delle voci critiche più autorevoli. Lo sciopero della fame è iniziato quattro giorni fa, ha spiegato l'avvocata dell'attivista, Chirinne Ardakani. Mohammadi ora è in isolamento nel carcere di Mashhad, dopo essere stata arrestata il 12 dicembre, prima cioè dell'inizio dell'ondata di proteste antigovernative che hanno scosso l'Iran. Mohammadi era stata fermata durante la cerimonia funebre di Khosrow Alikordi, un avvocato e attivista per i diritti umani trovato morto nel suo ufficio in circostanze sospette. Mohammadi ha vinto il Nobel per la Pace nel 2023, per la sua ventennale lotta per i diritti umani, in particolare quelli delle donne, nella Repubblica islamica. Nel 2022 sostenne con forza le proteste scatenate dalla morte in custodia di Mahsa Amini.
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