La storia.

«La mia lotta contro la sclerosi multipla» 

Stefania Unida, 43 anni, affronta la vita e gli interventi chirurgici con il sorriso 

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Un amore sconfinato per la vita, un sorriso splendido e contagioso che la malattia non ha mai spento. Continua a lottare Stefania, ogni giorno, da quasi vent’anni. Non si arrende: la sua forza d’animo è straordinaria, la sua luce brilla nonostante la sofferenza. Dal 2008 combatte contro una sclerosi multipla progressiva. Dopo una ricaduta ha perso parte della funzionalità delle mani, accompagnata da un dolore persistente, legato ad una lesione cervicale. «Un male difficile da descrivere, ininterrotto, che non si limita al corpo, ma che entra nella quotidianità, nei gesti semplici, trasformando ogni mia azione in uno sforzo».

La missione

Capelli rosso fuoco come l’ardore con cui insegna nella scuola media Sacro Cuore di via Macomer, a Villanova, Stefania Unida è una donna cagliaritana di 43 anni. «Mi sono laureata in Scienze della Natura, master e dottorato in Scienze della Terra tra Cagliari e Utrecht. Ho vissuto 12 anni in Inghilterra e sono rientrata in Sardegna nel 2022. Mi era stata diagnostica la sclerosi al Binaghi nel 2008. La malattia, dapprima invisibile, è diventata sempre più invalidante, purtroppo». Trattandosi di un «dolore neuropatico correlato a una patologia degenerativa del sistema nervoso centrale», che non risponde alla terapia farmacologica convenzionale, è stato intrapreso un percorso specifico: la Neuromodulazione midollare.

La terapia

«Il trattamento si è svolto in due fasi. La prima ha previsto l’inserimento di un elettrocatetere nello spazio peridurale cervicale, cui ha fatto seguito l’inserimento di un secondo. Entrambi sono stati collegati a un generatore di impulsi esterno». Una fase delicata. «Ascoltando il mio corpo ho potuto riconoscere la reale efficacia della terapia. Questi elettrodi, infatti, non curano la malattia, ma modulano la trasmissione del segnale nervoso responsabile della percezione del dolore». Visti i risultati, si è passati al secondo intervento: l’impianto definitivo.«Non ho dormito prima dell’intervento, avevo tanta paura, ho dovuto togliere anche i piercing prima di entrare in sala». La responsabile del reparto di Terapia del dolore dell'ospedale Businco, Maura Carboni, insieme al suo team, ha eseguito gli interventi, posizionando gli elettrocateteri lungo la colonna e impiantando un generatore di impulsi sottocutaneo. «Un pacemaker del dolore, che invia impulsi al midollo, interferendo con la trasmissione del segnale doloroso». Le cicatrici raccontano il percorso: un’incisione longitudinale lungo la schiena e un’altra laterale.

Stefania ha scelto di raccontare tutto anche in un video.

Il messaggio

«Per ringraziare la dottoressa Carboni e il personale che mi è stato accanto. Per tendere la mano ad altre persone con sclerosi multipla. Per dire che esistono strade diverse, che oltre ai farmaci ci sono percorsi, tentativi, possibilità. Perché chiedere aiuto non è una resa».

È un atto di coraggio. «Il ricovero mi ha lasciato qualcosa che non si trova in cartella clinica. Mi ha ricordato che, anche nella fragilità più nuda, esiste una rete invisibile, ma fortissima, fatta di piccoli gesti e umanità. A questa rete devo tanto. Più di quanto riuscirò mai a dire».

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