Guanti, mascherina e occhiali. Carmen Russo, 74 anni, li indossa, seduta accanto a un secchio, per raccogliere l’acqua che esce in cucina. Lo fa ogni giorno nella sua casa popolare di via Schiavazzi, un alloggio gestito da Area (Azienda regionale per l’edilizia abitativa): da più di 30 anni, dice, convive con un problema alle tubature che nessuno ha mai risolto.
La stanchezza
«Mi stanno rovinando la cucina e la salute. Come faccio a cucinare nella fogna?». I mobili nella zona della cucina sono rovinati, e dietro c’è lo scarico. Per evitare che la casa si allaghi ha messo insieme una serie di tubi che, dal lavello, vanno a scaricare nel bagno attraversando tutta la casa. Il salotto è smontato: i cassetti sono sui tavoli; sulle mensole sono rimasti solo i barattoli di amuchina e guanti in lattice. Da settimane, racconta, lava i piatti in un bagnetto perché dal lavandino le è tornata indietro anche la soda caustica che ha usato. Russo è cardiopatica, e si dice «stanca. Sapere che devo mangiare in un posto sporco mi riempie di stress».
Il silenzio
Da Area, dice, non è mai arrivato un intervento risolutivo. «Provo a contattarli almeno da quattro anni», spiega. Le ultime segnalazione inviate all’azienda risalgono una al 2022, quando le dissero che avrebbero sistemato il tubo, e un’altra al 2024. Questo settembre tre addetti Area si sono presentati a casa sua e hanno liquidato la questione come una «fesseria». Poi è stata la volta di un idraulico e per ultimo è toccato al servizio di igiene pubblica, che vedendo la situazione ha promesso una nota positiva. Se la causa fosse condominiale, le hanno detto, si potrebbe mandare un mezzo per la pulizia.
L’intoppo
Resta il rimpallo delle competenze: l’idraulico parla di un problema al raccordo tra le tubature. Il tratto della sua abitazione sarebbe libero e il guasto dipenderebbe dalla colonna portante di un altro abitante del condominio. Per ora però Area non ha notificato nulla né alla signora né agli altri condomini. Intanto i danni crescono. Russo era rientrata da poco dall’Inghilterra dove vive la famiglia: la perdita era stata tappata ma poi «è scoppiato tutto». Ora non ce la fa più: «Da sola non posso risolvere. Vorrei solo che si facesse qualcosa di concreto, cosa devo aspettare?».
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