Omar Chessa è il nuovo rettore dell’università di Sassari per il sessennio 2026-32. Sono 364 i voti ottenuti dall’ordinario di Diritto Costituzionale, ieri al termine del ballottaggio, contro i 312 dello sfidante, Francesco Morandi, ordinario di Diritto del Turismo e Navigazione. Cala così il sipario sull’elezione per il nuovo Magnifico dopo una settimana, tre consultazioni e due candidati finiti fuori dai giochi, Sergio Uzzau e Giorgio Pintore. «Adesso è il momento di ritrovare l’unità - dichiara in Aula Magna il giurista - l’ateneo di Sassari ha bisogno di riscoprire il fatto di essere una comunità. Si deve ricostruire un senso di appartenenza collettiva».
Il cambio
Chessa succede a Gavino Mariotti, investito della carica nel 2020, e con cui marca subito le discontinuità. «Intanto quelle importanti che riguardano le linee generali di indirizzo politico dell’ateneo», afferma. L’altra riguarda il progetto dell’università di Olbia, sostenuto dal rettore uscente, tema divisivo che ha creato diversi mal di pancia per i 45 milioni che la Regione verserà nel Dipartimento di Innovazione per i prossimi 15 anni. «Porteremo il problema all’attenzione degli organi accademici e faremo una valutazione attenta delle risorse che sono destinate. Penso che debba essere ripensato ma senza buttare via il bambino insieme all’acqua sporca». La dimensione gallurese rappresenta solo una minima parte delle criticità che il docente dovrà affrontare e su cui anticipa almeno un passaggio “improrogabile”, relativo alle azioni dei primi 100 giorni. «Dobbiamo dare un’opportunità ai tanti ricercatori - annuncia - che aspettano un concorso per diventare professori universitari».
Tempi duri
Le direttrici da percorrere sono parecchie e complesse, e Chessa ammette, come riferisce, «che saranno anni difficili». E non solo per il contesto accademico. «I problemi della Sardegna si riflettono su questa università - rimarca - in primo luogo lo spopolamento demografico, poi le risorse, e il basso tasso di scolarizzazione. Tutti fattori che non ci aiutano nella competizione nazionale tra atenei». Intanto, per il 56enne la sfida iniziale, e generale, riguarda l’ambito universitario: «Va ricostituito il senso di libertà che è l’essenza stessa di un ateneo». E promette: «Sarò il rettore di tutti perché le divisioni, così come le fazioni, non portano da nessuna parte». Tanti gli applausi per l’investitura del docente che, al contrario delle altre due tornate elettorali, si è presentato in Aula Magna dove invece, stavolta, era assente Morandi.
Il voto
Nell’analisi per comparto delle 364 preferenze, lette dal presidente della commissione elettorale, il professor Antonio Piga, si registrano i 316 voti pieni di docenti, personale e degli studenti nel consiglio di istituto, i 10 ponderati degli studenti nei consigli di dipartimento e, con la stessa modalità, i 38 del personale tecnico-amministrativo, bibliotecario e degli esperti linguistici. Sono stati 1068 su 1166 aventi diritto gli elettori complessivi dell’ultimo spoglio, 22 le schede bianche, per una affluenza del 91,6 per cento. Si conclude così la competizione a cui hanno partecipato anche Giorgio Pintore, ordinario di Farmacologia che, ricevuti appena 36 voti, aveva detto addio alla vigilia del secondo turno, e Sergio Uzzau. L’ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica, giunto terzo, alle spalle dei due giuristi, si era fermato, nell’esito dello scrutinio di mercoledì scorso, a quota 194 preferenze. Una provvista contesa dai superstiti e che è stata decisiva per eleggere la guida accademica.
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