Lunghe file e attese infinite per i pazienti. Ma nemmeno per i medici è una passeggiata gestire l’attività degli Ascot. Ogni santo giorno sono in trincea, a seguire casi clinici diversi e spesso alle prese con tensioni e difficoltà organizzative e logistiche che complicano il lavoro. Come se non bastasse i medici in pensione aspettano ancora lo stipendio. «Io da aprile non sono mai stato pagato, nessun compenso» sottolinea Franco Dessì, pediatra in pensione, che da tre mesi è di nuovo in campo all’Ascot.
Le difficoltà
Avevano già appeso il camice bianco, poi vista la situazione di emergenza hanno deciso di rimettersi in gioco. «Ci siamo messi a disposizione della Asl e dei tantissimi pazienti rimasti senza assistenza di base – spiega Dessì –19 ormai ex pensionati che cercano di rendersi utili». Impegno e tanta buona volontà e anche una buona retribuzione per le ore di servizio. «Ma solo quattro di noi, quelli che risultavano già inseriti nel sistema, sono stati pagati dopo che per nove mesi non erano stati pagati – ripete – Io e altri quindici colleghi stiamo ancora aspettando, anche se il resoconto delle ore lavorate è stato inviato puntualmente». I medici hanno avuto rassicurazioni dalla Asl «la direttrice Grazia Cattina si è impegnata a risolvere il problema, ma finora non è cambiato nulla». Nell’attesa però loro continuano quotidianamente a garantire il servizio (facendosi carico anche di alcune spese) e i problemi non mancano. «Ci era stato promesso che con l’avvio delle Case di comunità la situazione sarebbe migliorata e invece nessuna promessa è stata mantenuta» fa notare il pediatra, portavoce dell’associazione medici in pensione Ascot. «Usiamo i nostri computer personali in cui però non ci sono i programmi gestionali e questo può causare dei rallentamenti – spiega – in alcuni ambulatori non c’è nemmeno l’Adsl e dobbiamo organizzarci con la nostra linea dati». Una serie di problemi che inevitabilmente rallentano le operazioni . «Qualche collega è costretto a fare le ricette a mano perché non ha connessione internet e i tempi si allungano. Inoltre non abbiamo i dati dei pazienti, non riusciamo a crearci un archivio – aggiunge – qualcuno è stato costretto persino a comprare il toner della stampante pagando di tasca propria. Gli Ascot andrebbero seguiti diversamente dall’azienda».
Tensioni
Nei piccoli centri i medici riescono a instaurare un buon rapporto con i pazienti ma a Oristano e Terralba la situazione è diversa. «Ci sono maggiori difficoltà, gli utenti sono numerosi e spesso esplodono tensioni». Cittadini esasperati per le attese interminabili, spesso nell’ambulatorio di via Pira ci sono persone in fila dall’alba. «Mi rendo conto che per i pazienti, dopo tante ore di attesa, la situazione diventa insostenibile – osserva – però noi facciamo sei ore di fila, spesso restiamo anche oltre il nostro turno, ma anche noi abbiamo bisogno di staccare. A un certo punto dobbiamo fermarci, non possiamo stare tutto il giorno ininterrottamente a visitare pazienti o compilare ricette». Luci e ombre di un sistema precario che rischia di penalizzare pazienti e medici.
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