Ha tenuto il segreto per settimane. Giuseppe (nome di fantasia) è un dipendente della Asl 3 di Nuoro. Alla fine, però, quest’uomo di Barbagia ha sbottato. Si è fidato del cronista, ha deciso di rivelare quel macigno che per giorni ha tenuto per sé. Un dolore lancinante, che oggi diventa rabbia condivisa. «Poco tempo fa ho accompagnato mia madre, di 96 anni, al Pronto soccorso del San Francesco: aveva la frattura del femore. Ebbene, è rimasta buttata in barella per 18 ore. È andata così, non c’è stata alcuna corsia preferenziale». Nessun occhio di riguardo neppure per una quasi centenaria. Nel Pronto soccorso nuorese regna il caos, da troppo tempo. Pochi medici in servizio, impossibile gestire in maniera adeguata tutti gli accessi. Intanto, nel Mandrolisai è arrivato in visita il cardinale Bagnasco (oggi sarà all’ospedale San camillo) e sono comparsi cartelli all’ingresso di diversi paesi, con scritte di questo tenore: «A Sorgono mancano medici».
Caos
Appare quasi un’assurdità da raccontare quella che ha visto protagonista questa povera donna di 96 anni, “parcheggiata” in barella per 18 ore prima di ottenere un letto e un ricovero nel reparto più consono al suo problema di salute. La buona volontà del personale sanitario non si discute, così come l’enorme impegno profuso soprattutto in questa estate. In quella fondamentale porzione della struttura ospedaliera barbaricina, il “primo filtro”, capita oramai di tutto. «Ci sono persone che arrivano al Ps di pomeriggio e vanno via l’indomani», sussurra una donna abbonata a quel calvario. Allarma chi racconta e strabuzza gli occhi, davanti alle barelle ammassate in quella sala triage dall’aria irrespirabile; travolge soprattutto chi quei terribili e infiniti momenti li vive, perché dolorante su una lettiga o perché costretto ad accudire una persona cara, che chiede solo di essere curata con i giusti tempi. «Ora sono le 17 ma ci sono ancora 17 persone in attesa di essere prese in carico», dice con voce ferma, ma impastata di disappunto e rassegnazione, una donna-coraggio alla quale chiediamo delucidazioni.
«Abbiamo lavorato in queste condizioni tutta l’estate», prosegue il racconto-choc. «Il paradosso è che ci sono pure i reparti che ti chiedono, quelli che lavorano a mezzo servizio: dacci una mano! Diciamocela tutta: la sanità è allo sfascio. Questo territorio sembra il deserto del Sahara: non c’è un medico manco a pagarlo. Non ci sono i medici di base, guardie mediche che a volte lavorano altre no. Mancano i medici pure nei reparti: in Ortopedia sono solo due». Mauro Pintore, infermiere del San Francesco e rappresentante del Nursind, afferma: «Al Pronto soccorso il caos è totale: ogni giorno ci sono 130 persone in attesa. Il personale medico e infermieristico, ridotto all’osso, non riesce a fronteggiare questi numeri. Pazienti da visitare entro venti minuti, con un codice azzurro, aspettano anche quattro ore». Con una lettera indirizzata pure alla governatrice Todde, inviata dall’avvocata Monica Collu, il Nursind provinciale focalizza le sue attenzioni sul reparto di Geriatria. E chiede «di limitare i ricoveri solo ai posti letto autorizzati; di cessare quelli in ambienti inidonei; di potenziare urgentemente l’organico (infermieri e Oss)».
Reazioni
«La strada per salvare la sanità nuorese passa da una scelta politica chiara: riconoscere e rafforzare il ruolo di Nuoro come terzo polo sanitario della Sardegna», dice il capogruppo del centrodestra in Provincia, Pierluigi Saiu. Maura Chessa, consigliera comunale d’opposizione: «La nostra città deve diventare capace di attrarre medici».
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