A Nuoro, tra i saliscendi del centro storico, le buche e gli avvallamenti che costellano carreggiate e marciapiedi, la battaglia per una città più inclusiva passa attraverso la memoria di Franco Murgia. A quarant’anni esatti dalla nascita della cooperativa sociale Progetto Uomo, la sua storia è ancora attuale. Lui, uomo in sedia a rotelle, ha dedicato la vita nel provare a rimuovere non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle culturali. Chi ha avuto a che fare con lui e la sua innata generosità, desidera oggi una piazza in suo onore.
La storia
Nato a Nuoro il 31 marzo 1963, dopo un incidente in mare nel 1978 che lo rese paraplegico, Murgia trascorse due anni di riabilitazione al Centro paraplegici di Ostia. Rientrato in Sardegna, grazie all’incontro con l'imprenditore Fabio Rosas, riprese gli studi e iniziò un cammino che avrebbe cambiato le sorti della città. Nel 1984 fondò la polisportiva San Giuseppe, poi con Rosas diede vita all’Adi e, tra i tanti progetti, anche a Progetto Uomo. Una realtà cresciuta dal volontariato, fino a diventare un punto di riferimento per l’assistenza domiciliare, il trasporto disabili, i servizi educativi, la formazione professionale. Dalla cooperativa sono poi nate altre realtà (Milleforme, Il mosaico, Lavoro-Impresa) capaci di offrire occupazione a persone con disabilità nei settori della falegnameria, ceramica, tessitura, fotografia, serigrafia. Murgia è stato anche vice presidente del consorzio Solco e, per circa 25 anni, di Confcooperative. Mentre i servizi crescevano, la città restava indietro sul piano dell’accessibilità.
Le difficoltà
A distanza di decenni le strade risultano per lo più impraticabili in una città di per sé difficoltosa per morfologia, complicata anche nei lavori recenti dove spesso ci si dimentica dei disabili. I risultati sono stati: un Monte Ortobene a lungo negato, marciapiedi privi di scivoli o troppo in pendenza, parcheggi inadatti, lontani o assenti, ciottolati da sistemare, pochissimi percorsi per non vedenti. Per alcuni uscire di casa con la carrozzina o le stampelle diventa il vero ostacolo. Lo racconta Maria Antonietta Mula, moglie di Franco, che porta avanti il suo messaggio: «Le strade sono difficoltose per i disabili. A Franco piaceva uscire a passeggiare, ma al Corso non si riusciva a passare. Buche, scivoli troppo pendenti, marciapiedi sconnessi; servirebbe più attenzione per abbattere le barriere architettoniche. Il ciottolato di Santu Predu è difficoltoso ancora oggi per tantissimi, a volte anche un tragitto in macchina, tra le buche, diventa problematico. Spero che l’intitolazione della piazza, richiesta dalla famiglia Rosas al Comune durante “Magie d’inverno”, sia un riconoscimento non solo per Franco, ma per tutte le persone che lavorano per rendere Nuoro viva e vivibile». L’anniversario diventa occasione per interrogarsi su cosa significhino davvero inclusione e pari diritti. «La generosità sconfinata, il suo ricordo, possono ancora donare tanto», conclude Mula.
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
