Le notizie dal Golfo arrivano con il contagocce e per i tanti sardi bloccati nei tanti Paesi presi di mira da missili e droni iraniani la data del rientro in patria resta un’incognita. Ma se col passare delle ore qualche spiraglio si apre, cresce anche l’insofferenza e la paura di coloro che sentono in lontananza boati ed esplosioni senza potersi allontanare in luoghi più sicuri.
Corsa contro il tempo
È il caso dei due guspinesi bloccati a Dubai, Michele e Aldo Floris, già pronti a rientrare oggi in Italia ma lasciati a terra poco prima di potersi imbarcare per la cancellazione del volo all’ultimo momento.
«A Dubai lo spazio aereo è chiuso, mentre ad Abu Dhabi oggi (ieri, ndr) qualche volo è partito e questo ci fa ben sperare». I due, nonostante tutto, non si dicono preoccupati e sottolineano come «Dubai è, e rimane, una delle città più sicure al mondo, con numerosi controlli e rischi limitati».
Ieri mattina la corsa in taxi verso l’aeroporto, poi, una volta saliti a bordo del mezzo, la notifica che non avrebbero voluto ricevere: volo cancellato e da riprogrammare. Fino a pochi minuti prima risultava regolarmente confermato. «Qui sembra comunque tutto sotto controllo – raccontano – Dubai non è in guerra, la sicurezza è incredibile. Ciò che è caduto sabato era destinato a basi e obiettivi fuori dalla città. Purtroppo alcuni detriti sono caduti vicino a dove ci trovavamo: non è stato piacevole». Sabato hanno vissuto attimi di terrore. L’esplosione ha colpito la zona del Fairmont The Palm, sulla Palm Jumeirah, loro si trovavano proprio di fronte al luogo dell’impatto del drone.
La loro permanenza è comunque garantita a Dubai: «In reception, in hotel, ci hanno assicurato che possiamo restare tutti i giorni necessari e il governo ha previsto la gratuità per questa permanenza eccezionale. Facciamo qualche giro: qui sono tutti fuori casa e non si percepisce minimamente la guerra».
Stato di allerta
Nel caos della guerra appena scoppiata ci sono anche tre studentesse sarde, due delle quali originarie di San Sperate. Fanno parte di un gruppo di 200 italiani che hanno partecipato ad un progetto di simulazione diplomatica riservato a università e scuole superiori.
Quasi irraggiungibili al telefono, sono comunque riuscite a far sapere alle famiglie di stare bene. Ma non sono mancati i momenti di tensione: domenica, nella notte, i ragazzi sono stati infatti trasferiti temporaneamente in un bunker in via precauzionale. Ufficialmente sarebbero dovute tornare in patria già domenica, ma il blocco dell’aeroporto ha portato ad un rinvio. Ora si parla di un possibile rientro alle 7 di oggi, ma anche questa speranza potrebbe essere smentita nelle prossime ore.
Una cosa è certa ed è stata più volte ripetuta anche alle famiglie: le ragazze sarebbero al sicuro. «Certo da familiari ci preoccupiamo», ha spiegato Luca Schirru, padre di una delle due studentesse, «ma anche loro ci rassicurano molto. Non nego di essere in pensiero, ma chi non lo sarebbe al nostro posto?».
Al telefono con la figlia si cerca di allentare la tensione: «La sentiamo spesso, cerchiamo anche di sdrammatizzare, non possiamo fare molto altro. Noi dal canto nostro non vediamo l’ora di riabbracciarla».
L’attesa in porto
Un altro gruppo di una quindicina di persone partite il 28 febbraio dall’Isola sta vivendo un’avventura surreale al porto di Dubai, bloccate a bordo della nave Msc Euribia che nei programmi li avrebbe dovuto portare in crociera negli Emirati Arabi, tra Bahrein, Abu Dhabi e appunto Dubai.
La comitiva ha sfortunatamente preso l’ultimo volo atterrato a Dubai prima della chiusura dell’aeroporto. La crociera è stata prevedibilmente annullata, ma la compagnia ha comunque imbarcato gli ospiti per dar loro un rifugio sicuro durante i raid iraniani.
Secondo programma di emergenza, il gruppo di sardi sarebbe dovuto arrivare ieri all'aeroporto di Elmas. Ma il piano è saltato dopo la chiusura dello spazio aereo.
Sopraffatti dall’insofferenza, alcuni passeggeri avrebbero valutato anche la possibilità di prenotare dei mezzi a proprie spese per raggiungere via terra l'Oman e da lì prendere un volo per l'Europa. Ma molti hanno preferito aspettare l'organizzazione della task force da parte della Farnesina. Anche perché la nave, al momento, sembra un rifugio sicuro.
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