Decimomannu.

Il segreto delle nozze felici: «Parlare, perdonare, sopportare» 

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«Parlarsi chiaro, guardarsi negli occhi, saper perdonare e avere la pazienza di sopportarsi ogni giorno, senza mai andare a letto arrabbiati». Non esistono ricette magiche o manuali d’istruzione per far durare un’unione un’intera vita: ci vogliono forza di volontà, rispetto, un patto solido e una profonda fede capace di resistere alle tempeste.

È questo il segreto custodito da Filippa Spalma, 76 anni, e Vittorio Scalas, 89, che a Decimomannu hanno da poco festeggiato il traguardo delle nozze di diamante: ben 60 anni di matrimonio vissuti con la certezza che il loro sentimento sia forte «come il primo giorno».

Epoca diversa

Un amore d’altri tempi nato a metà degli anni Sessanta ad Assemini, dove la famiglia di Filippa si era trasferita dalla Sicilia per lavoro. Il destino li volle vicini di casa e tra il giovane sarto di allora 29 anni e la ragazzina di 16 nacque un’intesa fatta all’inizio di sguardi timidi e poi alimentata da lettere segrete quando lei dovette rientrare nell’isola natale. Determinato a superare ogni ostacolo, Vittorio propose persino la “fuitina”, ma alla fine arrivarono le nozze ufficiali: dopo aver ottenuto la dispensa papale per la sposa minorenne, la promessa fu coronata all’altare con una sposa sedicenne e uno sposo trentenne.

L’aneddoto

Della prima notte insieme ricordano ancora un aneddoto divertente: a Catania, sopraffatta dalla timidezza, Filippa non voleva entrare in camera da letto e preferiva restare in cucina. Fu la cognata a darle una spinta decisa che la fece volare tra le braccia del marito, rompendo il ghiaccio per sempre. Oggi, dicono sorridendo, «non riusciamo a prendere sonno se non dormiamo vicini».

La loro è stata una vita fatta di sacrificio e dedizione. Mentre Vittorio affrontava i faticosi turni nella fabbrica Rumianca, Filippa cresceva la famiglia e accudiva la casa costruita ad Assemini. Dal loro matrimonio sono nati sei figli, che hanno regalato alla coppia sette nipoti: un nucleo unito che ha superato decenni di trasformazioni ed evaso ogni difficoltà.

Il Cagliari

Nella vita quotidiana la memoria s’intreccia con le passioni. Vittorio, maestro sarto che per anni ha vestito la famiglia confezionando abiti in lane pregiate, si dedica a un piccolo orto e segue lo sport con un’immutata passione per il Cagliari Calcio. Filippa, solare, riempie la casa di fiori, canta sulle note di Pavarotti e de Il Volo, e tiene viva la doppia radice culinaria unendo la panada asseminese agli arancini siciliani.

A sorreggere questo lungo cammino è stata una profonda fede spirituale, oggi coltivata come Testimoni di Geova. Un percorso che offre loro la forza quotidiana per superare ogni ostacolo.

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