Viale Regina Elena.

«Il Poetto, un bene pubblico da valorizzare» 

L’esempio dell’ex Marino: dare un futuro a un luogo che appartiene alla collettività 

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Che cosa significa bene pubblico? Di chi è il Poetto? E un porto? Ma soprattutto: come si gestiscono questi beni perché non siano soltanto qualcosa da conservare, ma possano diventare strumenti di crescita e di valore per una comunità? Domande solo in apparenza semplici quelle al centro del settimo seminario sull’arte della manutenzione che si è svolto ieri alle 19 nella affollatissima "Sala Video Online” de L’Unione Sarda, in viale Regina Elena, a cura di Maria Antonietta Mongiu e Diana Zuncheddu. Ospiti il Direttore regionale dell’Agenzia del demanio Gianluca Palla, il responsabile dell’Area Tecnica della stessa agenzia Nicola Ligas e la Dirigente Regionale della Sardegna Antonella Giglio.

La rigenerazione

Al centro dell’incontro, il tema della gestione e valorizzazione del bene pubblico, considerato non più soltanto qualcosa da conservare ma uno strumento per creare valore culturale, ambientale, sociale ed economico e per rigenerare i territori. Proprio la parola “rigenerazione” è stata la chiave del seminario, perché «un bene pubblico non è soltanto un immobile o uno spazio da tutelare: è una risorsa che può tornare a produrre servizi, attrarre persone, creare nuove funzioni» ha spiegato Mongiu. Da qui la necessità di interrogarsi sulla natura delle proprietà pubbliche e, soprattutto, sulla loro gestione. Il passaggio decisivo è però culturale, dalla logica conservativa alla capacità di immaginare nuove funzioni. «Un processo che» nella visione di Palla, «coinvolge Regione, Comuni, Città metropolitane, Università e soggetti che gestiscono i territori e le infrastrutture». Il partenariato pubblico-privato può essere uno degli strumenti, ma la storia dimostra quanto siano complesse le procedure e quanto sia necessario superare le difficoltà già a monte per rendere possibile l'affidamento del bene, che resta pubblico.

Il demanio

Un capitolo importante riguarda il demanio marittimo. In Sardegna il tema coinvolge circa 1800 chilometri di costa. «La direttiva Bolkestein ha imposto di ripensare il sistema delle concessioni e le gare dovranno essere completate entro il 30 settembre 2027», ha illustrato Giglio, non senza un velo di preoccupazione per i tempi piuttosto ristretti, mentre sullo sfondo resta il Piano di utilizzo dei litorali, adottato ancora da una stretta minoranza dei Comuni costieri. E poi l’Ospedale Marino, caso emblematico di una rigenerazione rimasta per anni sospesa e oggi finalmente partita.È questo il «salto epistemologico» richiamato da Mongiu: non chiedersi soltanto come conservare un bene, ma che cosa possa diventare. Perché manutenzione, in questa prospettiva, significa anche dare un futuro a luoghi che appartengono alla collettività.

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