1950-2026.

Il jazz sardo in lutto, l’ultima nota di Paolo Nonnis 

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È scomparso a 75 anni Paolo Nonnis, batterista e direttore d’orchestra che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per musicisti e appassionati, una delle figure più fervide e rigorose del panorama jazzistico isolano.

A ricordarlo è l’organizzatore di eventi Massimo Palmas, con cui aveva condiviso un lungo percorso. «Lo conobbi nel 1989 grazie ad Alberto Rodriguez, allora direttore della terza pagina dell’Unione Sarda», racconta. «Rodriguez era stato anche lui un batterista. Paolo tornava da Los Angeles e venne da noi a Jazz in Sardegna con la sua orchestra». Negli Stati Uniti aveva costruito la famosa Paolo Nonnis Big Band, legata al repertorio di Buddy Rich e alla tradizione delle big band, con musicisti che avevano suonato con il celebre batterista, come il sassofonista Steve Marcus.

Nel 1993 formò l’orchestra ufficiale del Jazz in Sardegna per il decennale della rassegna. Dopo alcuni anni da Direttore Musicale per la Princess Cruises ed una parentesi in Canada, Nonnis tornò in Sardegna. Con l’apertura del Jazzino in città, nel 2014, aveva lanciato una nuova sfida: costruire una big band stabile. «Le orchestre sono difficili da sostenere, ma lui ci credeva e ogni martedì i musicisti si ritrovano a suonare insieme».
Nasceva poi anche Que Viva Big Band, progetto dar linfa alla musica live. «Ora la sua scomparsa interrompe un processo artistico e formativo per tanti giovani musicisti. Aveva idee, progetti nelle scuole, collaborazioni. Era generoso ma rigoroso: pretendeva disciplina dall’orchestra». La perdita è anche personale: «Pranzavamo in un ristorante vicino al Massimo parlando di musica, band e talenti, come se il tempo non esistesse. Aveva 76 anni - conclude Palmas - ma era un ragazzino».

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