Zootecnia.

Il caldo minaccia anche il Parmigiano 

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Le elevate temperature estive e le ondate di calore nel Nord Italia mettono a dura prova gli allevamenti della filiera del Parmigiano Reggiano. Con termometri vicini ai 40 gradi, lo stress termico insorge già attorno ai 25 gradi in base all’umidità: le bovine mangiano meno e riposano e ruminano meno, con una contrazione media della produzione di latte di circa il 10%. La filiera dimostra nell’immediato una solida capacità di tenuta: con circa 4 milioni di forme prodotte all’anno e un fatturato al consumo che sfiora i 4 miliardi di euro - trainato da un export superiore al 50% - l’impatto a breve termine appare gestibile. Diversa la prospettiva nel lungo periodo: la crescente frequenza di eventi meteo estremi rischia di compromettere gli equilibri economici, per via del calo prolungato delle rese e dell’aumento dei costi di produzione. Come spiegato a Politico.eu da Giovanni Buonaiuto, veterinario del Consorzio, l’impatto varia a seconda delle strutture. Federica Dall’Aglio, allevatrice della pianura parmense con circa 400 capi, registra cali di cinque-sei chili di latte al giorno per vacca (pari a circa il 20%), nonostante l’utilizzo di ventilatori e sistemi di irrigazione. Oltre la metà degli allevamenti si è dotata di sistemi avanzati contro il caldo, e nelle fasi estreme i consumi elettrici delle stalle possono o triplicare.

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