Un solo colpo di pistola al capo, poi una tenace resistenza durata 25 giorni trascorsi senza mai riprendere conoscenza sul letto del reparto di Rianimazione del Brotzu. Michela Rubiu, la donna di 47 anni ferita dal marito il 23 luglio scorso a Solanas, è spirata nella disperazione di mamma Fabiola e degli altri familiari più stretti, che in questo infinito periodo di speranza e dolore non l’hanno mai lasciata sola sperando in un miracolo.
La decisione
Ieri la notizia è arrivata a fine mattinata nella piccola frazione di Sinnai invasa da turisti e villeggianti suscitando grandissimo dolore. «Questo è un dramma troppo grande e ingiusto per trovare una spiegazione», ha detto Barbara Pusceddu, sindaca di Sinnai, «la notizia del femminicidio di Michela lascia le comunità di Sinnai e di Solanas in uno stato di profondo sconcerto, sgomento e rabbia. Quando un territorio viene ferito così al cuore da una violenza tanto feroce, la tragedia di una famiglia diventa inevitabilmente la tragedia di noi tutti. Nessuna parola può cancellare la gravità di una piaga sociale che continua a colpire le donne al cuore della nostra società. A nome di Sinnai, dell’amministrazione comunale e di ogni cittadino mi stringo con profonda commozione, rispetto e affetto alla mamma, ai figli, ai familiari e a tutti i cari di Michela. Sentita la famiglia, disporrò la proclamazione del lutto cittadino. Invito tutti a unirsi in un momento di silenzio e di riflessione per affermare con forza il no di tutta la nostra comunità a ogni forma di violenza».
Fine delle speranze
A Solanas e Sinnai tutti conoscevano Michela e la sua famiglia. I residenti nonostante le condizioni disperate della donna sognavano che alla fine ce l’avrebbe fatta. Ma per Michela, una vita di lavoro sulle spalle, così non è stato: quella pallottola calibro 7,65 le aveva lasciato conseguenze irrimediabili.
Ieri anche i carabinieri della Compagnia di Quartu sono tornati nell’ospedale cagliaritano per prendere il certificato di morte della donna, da consegnare al sostituto procuratore Giangiacomo Pilia. Un atto dovuto, con la contestazione che ora diventa di duplice omicidio volontario a carico dell’unico sopravvissuto di questa sconvolgente vicenda che ha squarciato la tranquillità del piccolo borgo sul litorale: Alessandro Pintus, 39 anni, detenuto nel carcere di Uta, è accusato di aver ucciso il fratello Andrea, 42 anni, e ora anche la moglie. Ma anche di tentato omicidio: avrebbe cercato di investire con la sua auto uno dei testimoni che, dopo aver assistito all’agguato al bar, cercava di allontanarsi a piedi.
La borgata
La tragedia aveva sconvolto tutti nella borgata. Per tanti residenti il bar di Michela e la bottega di mamma Fabiola erano diventati un punto d’incontro. La sera stessa del tentato omicidio c’era stata una veglia di preghiera in parrocchia, con la fiaccolata fra le vie della borgata cui avevano partecipato 500 persone. Michela Rubiu lascia due figlie di 15 e due anni e la mamma Fabiola Orrù, 76 anni, che ha sempre gestito “sa buttega” di Solanas da dove è stato poi ricavato anche il bar “Il Cafè 1950” dove il 23 luglio ha avuto inizio questa spaventosa, incomprensibile tragedia.
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