Michela Rubiu non si è mai ripresa da quel 23 luglio. Da quando cioè il marito Alessandro Pintus le ha sparato un colpo di pistola colpendola alla testa e mandandola in coma. La donna ha lottato per quasi un mese prima di abbandonare del tutto la vita terrena. E adesso sulla coscienza del 36enne originario di Quartu pesa una seconda vita dopo quella del fratello Andrea, che lui stesso aveva ucciso poco dopo aver colpito la moglie.
Aggravamento
Una differenza che inciderà sul futuro giudiziario dell’uomo, 39 anni, reo confesso e sino a domenica in cella per omicidio volontario e lesioni gravissime. La morte della moglie, scomparsa a soli 47 anni dopo settimane di ricovero in Rianimazione all’ospedale Brotzu di Cagliari, gli costerà l’accusa di omicidio volontario plurimo da parte del pubblico ministero Giangiacomo Pilia, informato subito della disgraziata novità.
Oggi, al massimo domani, il medico legale Roberto Demontis eseguirà l’autopsia sulla salma della proprietaria del bar al cui interno si è consumato il dramma all’alba dello scorso 23 luglio; un locale riaperto al pubblico nella settimana di Ferragosto ma subito listato nuovamente a lutto per la scomparsa di chi, con fatica, lo aveva reso accogliente e sempre pronto ad accontentare i clienti. Locali o turisti che fossero.
L’analisi
L’esame necroscopico sarà utile, oltre che necessario nell’economia dell’indagine, per non lasciare alcun dubbio sulle modalità e le cause del decesso, così da chiarire del tutto le eventuali responsabilità nell’esito infausto della lite.
Un legame a tutti apparentemente chiaro e scontato. Ma quando si tratta di delitti, assassinii e processi conseguenti è d’obbligo che tutto sia certo e sicuro. Resta ancora da chiarire il perché: l’uxoricida ha ammesso di aver esploso i colpi di pistola ma non ha spiegato il movente.
Tempi e luoghi
Così diventa fondamentale anche sapere quale fosse l’esatta collocazione dei protagonisti della vicenda avvenuta tra Solanas e Margine Rosso. Dettaglio necessario per confermare o meno la ricostruzione dell’indagato riguardo tempi e luoghi dei due delitti e anche del tentato omicidio ai danni di un testimone che aveva visto quanto accaduto nelle prime ore del mattino nella frazione costiera di Sinnai. Un uomo che Pintus, secondo la ricostruzione attuale, aveva cercato di investire con l’auto dopo aver sparato alla moglie ed essersi messo alla guida per dirigersi verso l’abitazione dei genitori e del fratello in via Degli Asfodeli a Quartu Sant’Elena.
Esami
E allora il pm ha ordinato ai carabinieri del Ris di analizzare i tablet e i telefonini di proprietà della donna e dei fratelli nella speranza che all’interno si trovino tutti gli elementi necessari per fare luce anche sull’origine del duplice delitto. Le analisi riguardano anche la geolocalizzazione dei telefoni (per stabilire chi si trovava dove), mentre un altro fronte è relativo alla raccolta delle testimonianze.
«Mi ha sparato»
Per prima quella dell’uomo che Alessandro Pintus avrebbe cercato di investire. Poi quelle dei genitori dei due fratelli, già sentiti nell’immediatezza del delitto. Ai militari avevano spiegato di aver assistito solo a distanza alla discussione tra i figli.
Il padre in particolare aveva detto che si trovava a letto quando aveva sentito il litigio, di essere sceso e di aver chiesto ad Alessandro di andarsene. Questi era già uscito di casa quando la discussione con Andrea, 42 anni, era ripresa. Seguita dagli spari e dalla frase rivelatrice: «Papà, Alessandro mi ha sparato». Ieri la seconda morte.
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