MILANO. La procura di Pavia si muove per la revisione del processo che ha portato a condannare come responsabile dell'omicidio di Chiara Poggi l'allora fidanzato, Alberto Stasi, ritenendo vada corretto un presunto errore giudiziario e riabilitata una persona che sta finendo di espiare 16 anni di carcere. È il quadro che si delinea dopo l'incontro di ieri tra la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, la sua vice e avvocato generale, Lucilla Tontodonati, e il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone.
Reato in concorso
I pm pavesi da oltre un anno lavorano alla nuova inchiesta. Su input dei difensori di Stasi era stata disposta una nuova consulenza tecnica sul Dna nelle unghie della vittima per poi ottenere, più di un anno fa, la riapertura dell'inchiesta con un’imputazione abbastanza singolare: Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara in concorso con il condannato Stasi e con altri. Un escamotage, a detta di tanti esperti, per procedere con gli accertamenti delegati ai carabinieri e alla fine approdare a qualcosa che è più di una ipotesi.
Sarebbe emerso uno scenario ben diverso da quello restituito dalla sentenza passata in giudicato nel 2015: la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco non c'era Stasi ma Sempio con altri complici. Complici che poi, con ulteriori verifiche, sono stati “sbianchettati” lasciando come unico responsabile l'amico del fratello di Chiara. Ora però, come hanno riferito i tecnici della materia, prima di andare avanti con una richiesta di rinvio a giudizio e forse prima anche di notificare l'avviso di conclusione dell'indagine, ci si deve confrontare con una questione che a dire il vero avrebbe dovuto essere sciolta fin dall'inizio: la necessità di un processo di revisione per Stasi, in modo che il suo nome scompaia dalle incolpazioni.
Una questione di cui solo ora, e con molti documenti per sostenere l'ipotesi alternativa a quella finora passata in giudicato, si investe la Procura generale e chi la guida. «Nelle prossime settimane riceveremo una informativa su quello che è stato fatto dalla procura di Pavia», ha spiegato la dottoressa Nanni, aggiungendo che ovviamente la prima cosa da fare sarà studiare le carte. «Non sarà uno studio né veloce né facile» ma un'analisi attenta, anche per valutare «se chiedere atti ulteriori». Dopodiché, probabilmente tra qualche mese, si deciderà «se eventualmente proporre una richiesta di revisione. Nessuna dichiarazione - ha ripetuto la pg - prima di studiare e capire come stanno le cose».
Tempi lunghi
Se ci fossero gli estremi, la proposta di revisione dovrà passare dai giudici d'appello e poi della Cassazione. Non sarà quindi una procedura lampo. Potrebbe creare un imbuto e frenare il procedimento per Sempio. Che, sul fronte delle indagini, è giunto al traguardo: è attesa l'informativa finale dei carabinieri con interrogatori, audizioni, analisi di impronte e di tutto il materiale repertato, e l'esito di consulenze, come quella recente sulle tracce biologiche isolate sui pedali della bicicletta di Alberto e quella medico legale che ha spostato in avanti l'ora del delitto. Una infinità di verifiche, tra cui la perizia sul Dna maschile nelle unghie di Chiara: porta ad Andrea Sempio o ai componenti della linea paterna della sua famiglia.
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