Sarroch.

«Ho sbagliato, ma non l’ho colpita» 

Il dirigente squalificato per aver aggredito l’arbitra minorenne si difende 

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«Sono molto amareggiato per quanto è accaduto in campo, non avrei mai dovuto perdere il controllo e dire quelle brutte parole all’arbitra ma non le ho messo le mani addosso e cinque anni di squalifica sono ingiustificati».
Guglielmo Pelagalli, 52 anni, dirigente della squadra di calcio Gioventù Sarroch, è distrutto. Quella appena trascorsa è stata probabilmente una delle settimane più dure della sua vita. Sette giorni trascorsi a respingere un’accusa che – qualora venisse confermata – dai tavoli della giustizia sportiva potrebbe spostarsi sui banchi di quella ordinaria, perché non ci sono solo l’inibizione per 5 anni e la radiazione dalla Figc disposta suo carico ma anche un referto medico cui è difficile replicare.

In campo
Al centro di tutto c’è la presunta aggressione all’arbitra minorenne che domenica 28 febbraio dirigeva la partita del campionato provinciale under 17 tra il La Salle e la società sarrochese. Quanto è accaduto è noto: la direttrice di gara che espelle il guardalinee del Sarroch Pelagalli, il contatto tra quest’ultimo e la ragazza, il successivo e immediato triplice fischio della direttrice di gara che corre verso gli spogliatoi. Poco dopo alla minorenne, visitata al pronto soccorso, vengono assegnati 45 giorni di cure per una frattura alla mandibola: un referto pesante che potrebbe costare a Pelagalli una denuncia per lesioni gravi.

La difesa

Ma Pelagalli ribadisce la sua innocenza: «Mi assumo le mie responsabilità per le offese e per essere entrato in campo dopo essere stato espulso ma non sono un violento. Non ho colpito la ragazza né con un pugno né con uno schiaffo, l’ho solamente sfiorata nel tentativo di toglierle il fischietto dalla bocca». Un episodio, a suo dire, come tanti si vedono ogni domenica sui terreni di gioco dell’Isola, con giocatori e anche genitori che danno ai propri figli in campo un esempio da non seguire.

Se non fosse che l’arbitra è finita in ospedale ed è tornata a casa con quella prognosi. «Non so cosa sia accaduto dopo il fischio finale», insiste Pelagalli, «posso solo confermare di non averla picchiata. Non lo dico io ma anche i tanti genitori dei ragazzi delle squadre presenti sugli spalti: non sono mai stato un violento, sono il primo a placare gli animi al primo parapiglia in campo e in vita mia non ho mai neppure sfiorato i miei figli».
Al suo fianco si schiera la Gioventù Sarroch, che ha nominato un legale per tutelare la società e il dirigente. «L’aggressione verbale è stata deprecabile, certi episodi non dovrebbero mai accadere e siamo dispiaciuti per questo», sottolinea il presidente Rocco Canepa, «ma nessuno ha messo le mani addosso all’arbitra. Giocatori e genitori sono pronti a testimoniare. Siamo sempre stati una società corretta».

L’Aia

Sul fatto interviene anche l’Associazione italiana arbitri, che rivolge «solidarietà e sostegno all’arbitra» ed esprime «profondo sdegno e indignazione. Colpire un arbitro è sempre un fatto gravissimo, farlo nei confronti di una ragazza di 17 anni impegnata in una gara giovanile supera ogni limite di civiltà sportiva e umana. È inaccettabile che chi ricopre un ruolo educativo e di responsabilità nel mondo dello sport si renda protagonista di un gesto tanto vile quanto violento. Ancora più grave è che si verifichi su un campo di calcio giovanile, che dovrebbe essere luogo di formazione, rispetto e crescita. La violenza non deve trovare spazio nei nostri campi».

L’Aia, poi, auspica la piena operatività dell’Osservatorio sugli atti di violenza ai danni degli arbitri e sottolinea come la violenza nei confronti degli ufficiali di gara rappresenti una «piaga per il nostro sport. L’esempio deve partire proprio da chi ricopre ruoli di responsabilità, chi educa attraverso lo sport ha il dovere morale e civile di trasmettere certi principi ogni giorno».

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