Tecnologia

«Governare l’algoritmo: la sfida dell’era digitale» 

Dall’intelligence all’industria aerospaziale, l’uomo resta al centro 

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Da qualche tempo, cercare informazioni online non significa più soltanto scorrere una lista di risultati. Sempre più spesso è un sistema di intelligenza artificiale a sintetizzare le risposte, offrendo una versione già filtrata della realtà. Un cambiamento silenzioso ma profondo, che ridefinisce il rapporto tra dati, sicurezza e intelligence.

I sistemi

Questo nuovo approccio alla ricerca sta già mutando le regole del gioco. «Qualcosa sta cambiando anche nei motori di ricerca», avverte Battista Biggio, docente di sistemi di elaborazione delle informazioni all’Università di Cagliari. «Sistemi AI come Gemini si pongono prima delle altre pagine e questo filtraggio diventerà sempre più pesante, perché il riassunto che fa non dà immediatezza di verifica all’utente». L’AI non si limita più a fornire informazioni, ma interpreta e filtra i contenuti per l’utente, ridefinendo il ruolo della verifica critica.

Ma l’impatto dell’intelligenza artificiale non riguarda solo la ricerca online: può influenzare settori strategici anche a livello locale. Nel caso della Sardegna, entra nell’economia dello spazio e nella gestione dei dati scientifici.

I nodi

«La relazione tra intelligence e intelligenza artificiale giocherà un ruolo cruciale nell’economia dello spazio», spiega Giacomo Cao, presidente del Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS). «Serve a proteggere il know-how e a gestire grandi moli di dati anche in scenari critici».

Grazie a infrastrutture come il radiotelescopio di San Basilio, la Sardegna può ritagliarsi un ruolo significativo nello sviluppo del settore aerospaziale, attrarre investimenti e formare competenze scientifiche e tecnologiche di alto livello. «L’AI consente di ottimizzare processi complessi, accelerare la ricerca e supportare professioni altamente specializzate», aggiunge Biggio.

I pericoli

Accanto alle opportunità emergono però rischi concreti, soprattutto legati alla sicurezza e all’affidamento eccessivo alla tecnologia. «Questi modelli possono essere manipolati più facilmente di quanto si pensi», sottolinea Biggio. «Possono generare informazioni non corrette o fuorvianti e, in alcuni scenari, indurre errori. Ci sono anche evidenze concrete che questi sistemi, come quelli sviluppati da Palantir, vengono utilizzati in contesti di guerra».

«L’AI ha un doppio uso», precisa. «Può facilitare professioni lecite ma anche essere impiegata per truffe digitali o attacchi informatici». Proprio per questo la cybersicurezza sta vivendo una trasformazione radicale: gli algoritmi aiutano a individuare vulnerabilità nei sistemi software con efficacia crescente, ma richiedono costante controllo umano e formazione specifica.

In questo contesto il ruolo dell’intelligence diventa centrale. «Sapere prima le cose è essenziale in una società sempre più veloce e imprevedibile», spiega Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence. «Gestire dati aperti e riservati in maniera etica e consapevole permette di affrontare emergenze, disinformazione e manipolazioni».

Lo scenario

Allo stesso tempo, l’AI è una leva straordinaria sia per il settore privato sia per la società. «Le grandi aziende tecnologiche elaborano enormi quantità di dati per aumentare redditività e potere decisionale», spiega Caligiuri. «Una regolamentazione globale sarebbe auspicabile, ma spesso è impraticabile: né gli Stati né le aziende hanno interesse a condividere tutte le informazioni».

In Europa la sfida è duplice: colmare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina e definire un utilizzo etico dell’AI. La formazione, la regolamentazione e la consapevolezza dei cittadini diventano strumenti fondamentali per trasformare le potenzialità della tecnologia in opportunità reali.«L’intelligenza artificiale accelera ricerca e processi decisionali», conclude Biggio, «ma la verifica umana rimane cruciale. Senza competenze e controllo si rischia di trasferire troppo potere agli algoritmi».

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