Macomer.

Gli imprenditori e la rivolta dell’acqua 

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Acqua troppo cara e per giunta inquinata. Le oltre 300 imprese insediate nell’area industriale di Tossilo, a Macomer, da nove anni devono fare i conti col prezzo dell’acqua, con le tariffe aumentate cinque volte, da quando la gestione è passata sotto Abbanoa, ma anche con la scarsa qualità di quello che da tutti viene definito un prezioso liquido. Da un mese e mezzo, oltretutto, le aziende non ricevono acqua buona, cioè potabile. Un danno in più.

Per l’area industriale di Tossilo non è stata, infatti, revocata l’ordinanza del sindaco dello scorso 2 dicembre, che vietava l’utilizzo dell’acqua della rete idrica per scopi potabili ed alimentari, a causa delle non conformità microbiologiche riscontrate nei campioni prelevati.

Le aziende

«A Tossilo l’acqua della rete, con la gestione di Abbanoa, è aumentata cinque volte - dice Pier Paolo Milia, presidente di Confindustria della Sardegna centrale - da oltre 50 giorni l’acqua è inquinata. Ci salva l’acqua dei pozzi, anche se il 70 per cento delle imprese deve per forza acquistarla, con costi che ricadono sulla produttività».

Lorenzo Sanna, responsabile dello stabilimento caseario Foi-Auricchio, aggiunge: «Nel periodo invernale utilizziamo l’acqua dei pozzi, che serve non per la produzione, ma per i lavaggi. L’acqua della rete la utilizziamo nella stagione calda».

Gavino Guiso, titolare di un piccolo caseificio, sottolinea: «L’acqua è un elemento fondamentale per tante attività, ma il costo non è assolutamente sostenibile. Per far fronte all’inquinamento ci salviamo con un sofisticato sistema di filtraggio, ma utilizziamo l’acqua della rete solo per i lavaggi. È stato un errore cedere la gestione ad Abbanoa».

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