Il caso.

Fiumi di droga nei pacchi anonimi 

I gruppi criminali utilizzano le spedizioni nei punti di ritiro automatizzati 

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Spedizioni di droga sempre più complicate da intercettare sfruttando corrieri ignari e i “lockers”, punti ritiro sparsi in città – e ovviamente del tutto estranei a ogni attività illegale – che garantiscono l’anonimato del destinatario. Una sfida in più per le forze dell’ordine, costrette a potenziare le indagini concentrandosi proprio sugli armadietti automatici e sulle spedizioni sospette, andando anche a svolgere maggiori controlli nei punti ritiro, creando anche inevitabili disagi alle attività che offrono questo tipo di servizio. Le organizzazioni criminali utilizzano sempre più questa tecnica di spedizione, abbandonando – anche se non definitivamente – il trasporto dei carichi di droga su auto e camion. Nonostante le difficoltà, gli investigatori hanno già piazzato alcuni sequestri di pacchi, inviati con corrieri e destinati ai “lockers”. Come la Guardia di Finanza: i militari, lo scorso aprile, hanno intercettato cinque chili di hascisc e arrestato la persona che stava prelevando il carico dal punto di ritiro, all’interno di un esercizio pubblico in città. E anche i carabinieri del nucleo investigativo, lo scorso anno, avevano portato a termine diverse operazioni, sequestrando ingenti quantitativi di droghe sintetiche in arrivo a Cagliari dall’estero proprio attraverso spedizioni con mittente sconosciuto o falso. Diverse anche le inchieste della Squadra Mobile.

Il mercato

La tecnica, come fanno sapere gli investigatori, sta prendendo sempre più piede anche nell’Isola. Vengono dribblati così i controlli attuati in porti e aeroporti sui passeggeri, e quelli su quanto viene trasportato in auto o camion. In passato sono stati arrestati molti corrieri: conducenti di mezzi, pagati per portare – a volte senza che lo sapessero – carichi enormi di cocaina, eroina e hascisc nascosti in doppi fondi o vani ben nascosti realizzati nei veicoli, oppure mischiati insieme a frutta, verdura o altra merce trasportata su furgoni e camion. E sono finiti in manette anche molti “ovulatori”: persone che, mettendo a rischio la loro vita, hanno ingerito involucri con dentro droga, trasformando il corpo nel mezzo di trasporto. Utilizzati anche, come emerso da diverse inchieste, imbarcazioni e yacht per portare in Sardegna grossi quantitativi di droga, fino ad arrivare ai 400 chili di hascisc nascosti in grossi pilastri di cemento, fatti arrivare in un capannone alle porte della città. Tecniche diverse ma sempre con la stessa finalità: far arrivare nell’Isola tantissima droga, da sempre ritenuta la grande emergenza criminale in Sardegna, per un mercato che sembra non conoscere crisi.

I vantaggi

Intercettazioni e “soffiate” sono strumenti importanti per intercettare i carichi di droga destinati all’Isola. Ma anche i controlli e l’analisi delle spedizioni si stanno rivelando tecniche investigative fondamentali per cercare di limitare gli arrivi. Come avvenuto tre mesi fa nell’operazione portata a termine della Guardia di Finanza. Grazie alla collaborazione tra comandi provinciali, i militari di Roma hanno intercettato in un centro di smistamento un pacco sospetto destinato a Cagliari. All’interno cinque chili di hascisc. Con il via libera della Procura (procedura non sempre applicabile) si è potuti procedere nella consegna controllata: il sequestro del carico è stato rimandato per cercare di arrivare al destinatario del pacco. Il punto di ritiro, un “locker” automatizzato all’interno di un pubblico esercizio, è stato tenuto costantemente sotto controllo fino all’arrivo della persona che nel momento del ritiro del pacco con la droga è stato arrestato. Con questa modalità, come fanno sapere dal comando provinciale delle Fiamme Gialle di Cagliari, possono restare anonimi sia chi spedisce il pacco così come il destinatario. O al massimo si corre il rischio di perdere il carico di droga, evitando l’arresto. Ma gli investigatori si stanno attrezzando per limitare questa tecnica di spedizione.

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