Un caso simile esiste già, al Teatro Massimo: un partenariato speciale pubblico-privato dove il Comune concede per 25 anni la gestione a una associazione in cambio di importanti investimenti. Sulla scia quel progetto, ora anche l’Exma vira verso una nuova fase che consentirà al centro culturale d’arte di via San Lucifero di diventare uno spazio sempre più inclusivo, vivo e aperto.
Scontro
Così almeno nelle intenzioni dell’amministrazione comunale che ieri ha detto sì ( a maggioranza) alla proposta. Ma è polemica: «La procedura è quantomeno opaca, si valuti la possibilità di un ritiro in via di autotuela», dice Giuseppe Farris, CiviCa 2024. «Chi ha gestito questo iter aveva il dovere di garantire sin dal primo momento trasparenza, imparzialità e certezza delle regole. Non averlo fatto rappresenta un fallimento politico prima ancora che amministrativo», tuona Pierluigi Mannino (FdI). «Non votiamo la qualità artistica del progetto, né chi sarebbe il partner più affidabile e neppure i criteri», finiti sotto accusa da parte delle opposizioni perché modificati in corso di procedura. «Queste valutazioni sono state fatte da consulenti specializzati. Votiamo una scelta politica», replica Marta Mereu, presidente della commissione Cultura. «Stiamo costruendo per l’Exma un progetto culturale pubblico. È questo che si è valutato, cioè la capacita di costruire una progettualità culturale, coerente e sostenibile nel tempo», aggiunge.
La proposta
II Comune ha selezionato il progetto di partenariato presentato dalla rete guidata da Teatro di Sardegna (con Spazio Danza, Radio X, Area X e The Net Value). Obiettivo: fare dell’ex mattatoio uno spazio (anche) per la produzione di contenuti, servizi ed eventi di un’ampia rete di operatori culturali, sociali e cittadini. «La procedura è andata avanti per due anni», spiega l’assessora alla Cultura Maria Francesca Chiappe, rispondendo a chi sollevava il dubbio sulla opportunità di approvare «d’urgenza» il nuovo partenariato. «Lo schema di accordo prevede l’impiego di cinque unità di personale tecnico a tempo pieno, e investimenti per quasi un milione di euro in 25 anni», più 8mila euro ogni anno per le spese di manutenzione. Troppo pochi per alcuni consiglieri di centrodestra
I dubbi
Sono almeno due i dubbi sollevati dalle opposizioni (con Alessandra Zedda ha chiesto un rinvio della discussione, bocciato dall’aula): uno sulla procedura, l’altro sul futuro dei lavoratori per i quali è stata deciso il trasferimento al Search dove l’amministrazione ha deciso di creare un polo culturale permanente. È sull’iter che Giuseppe Farris storce il naso e dice no alla proposta dei deliberazione: «Succede che l’amministrazione riceve una proposta di partenariato, la giunta la fa propria e pubblica un avviso. Successivamente viene individuato un soggetto per offrire assistenza tecnica al responsabile del procedimento, alla fine arrivano due proposte. Fin qui tutto benissimo, poi però accade che il soggetto che dà assistenza tecnica elabora successivamente al deposito delle due proposte 25 criteri di valutazione che poi vengono modificati. Non è pensabile individuare i criteri di valutazione», dunque le regole gioco, «dopo la presentazione delle proposte».
I lavoratori
L’altro nodo è sui lavoratori. «Il partenariato pubblico-privato è uno strumento serio. Usarlo in questo modo significa svalutarlo e far passare il messaggio che, sull’Exma, le regole valgono meno», dice Mannino. E conclude: «Altra cosa importante è sulla clausola per la salvaguardia dei posti di lavoro, clausola che Teatro di Sardegna ha dichiarato di non applicare e che porterà per cinque mesi i 12 dipendenti al Search, sempre in carico a Orintare. In attesa del bando per il Search». ( ma. mad. )
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