Il personaggio.

È un mondo difficile «In Sardegna ritrovo la mia dimensione» 

Tonino Carotone e quel bisogno di «sana e naturale lentezza» 

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«L’intervista? Me n’ero dimenticato ma se mi dà qualche minuto mi preparo un caffè e chiacchieriamo». Le parole arrivano con calma, senza fretta, come se Tonino Carotone volesse sottrarsi a quel tempo che oggi sembra inseguire tutti. Un quarto di secolo fa cantava «è un mondo difficile». Oggi, dice a 56 anni, lo è ancora di più. Le frontiere che tornano, la corsa agli armamenti, la crescita dei nazionalismi, una società che vive in accelerazione permanente. Eppure il cantautore spagnolo che ha fatto della sua ironia malinconica una poetica personale, con quel look distintivo che è un mix tra un cantastorie di porto, un bohémien mediterraneo e un romantico da osteria, continua a opporre resistenza diffidando della tirannia delle lancette. Nato a Burgos e da sempre innamorato della musica italiana – lo pseudonimo che omaggia i grandi Fred Buscaglione e Renato Carosone è lì a dimostrarlo - arrivato in Italia per la prima volta nel 1995 con altri renitenti alla leva spagnola, è stato, ieri, l’ultimo ospiti del “Marina Café Noir” di Elmas. «Ho tanti amici tra Sant'Antioco e Carloforte matutta la Sardegna mi ha sempre trattato bene. Dell’Isola mi piace il pubblico, la gente, il cibo, il mare. Ogni volta è un’avventura».

Nella sua carriera ha calcato regolarmente i palchi di Spagna, Italia, Grecia, Cile, Russia, Messico e Argentina per il tour degli stadi con Manu Chao. Qual è la sua patria?

«Nessuna, la vita è un viaggio».

Ha sempre cantato di randagi, forse perdenti, ma felici e anticonformisti. Come vede il ritorno delle frontiere?

«Come una cosa negativa, pericolosa e inquietante. Un modo di tornare indietro e non di andare avanti. Innalzare muri non può portare a nulla di buono. Manca il rispetto umano, anche dentro questi confini, ed è fondamentale. Sinceramente? Sono pessimista».

L'Italia che trova oggi è diversa da quella che ha conosciuto negli anni ‘90?

«È tanto diversa, sì, ma come il mondo in generale. Quando ho iniziato io era appena sbarcato Internet, poi la rivoluzione».

Tonino Carotone è un personaggio quasi romanzesco. Com’è cambiato negli anni?

«Non è cambiato, sono sempre stato leale alla mia maniera. Da un lato sto ancora imparando, dall’altro sono più tranquillo e mi emoziona sempre entrare in sintonia con il pubblico, molto di più che chiudermi in uno studio a registrare».

“Me cago en el amor”, grande successo del 2000 che è diventato quasi iconico. Sente che è ancora attuale?

«L’amore è un sentimento basico quindi più che attuale. Tanto è vero che quest’anno abbiamo realizzato una nuova versione dal titolo “Tempo [futuro incerto]” con l'artista milanese Kukla: un ritorno al futuro».

È ancora un mondo difficile?

«È un mondo ancora più difficile di prima. Se mi guardo indietro e faccio un bilancio globale, è molto triste».

Carosone e Buscaglione sono i suoi miti. Ne nasceranno di nuovi?

«Perché no? La musica è in costante evoluzione, le mode tornano in una grande mescolanza: parte del gioco è scoprire cose nuove e rispolverarne di vecchie».

Lei sembra appartenere a un'altra epoca. Come vive un mondo che corre sempre più veloce?

«Lo soffro. Prima di salire sul palco ad esempio devo prendere aerei, per me è un trauma. Non porto mai l'orologio, non sopporto neanche le campane della chiesa. Il telefono mi ricorda continuamente in che tempo vivo e allora lo metto al contrario. Mi dà il nervoso sapere che ore sono».

Perché?

«Mi sembra che la nostra ansia per lo scorrere del tempo sia alimentata dal capitalismo che ci impone di vivere per lavorare e fare sempre di più. A me piace vivere tranquillo, come si faceva una volta».

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