Londra.

Starmer verso la resa, Donald lo scarica: ha fallito 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

LONDRA. È conto alla rovescia per l’annuncio delle dimissioni del premier laburista britannico Keir Starmer, la cui resa appare ormai questione di ore. Attesa a Londra nelle forme di un passaggio di consegne alla guida del partito di maggioranza e del governo da completare nel giro di poche settimane, se non di giorni, a favore del rivale interno Andy Burnham. Le anticipazioni attribuite a diversi “alleati” di sir Keir dai media hanno trovato via via nuove conferme. Fino al benservito confezionato da Washington con l’abituale malagrazia da Donald Trump: «Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene», ha scritto il presidente americano sul suo social privato Truth.

La sensazione è che Trump si sia affidato all’eco del tam tam britannico, secondo cui Starmer - dopo il proclama ribadito venerdì sulla volontà di non farsi spontaneamente da parte e d’essere determinato ad affrontare qualsiasi sfida alla leadership - ha in realtà capito che «la partita è finita». E si sia rassegnato a preparare le modalità d’una uscita di scena imminente: da comunicare alla nazione verosimilmente già oggi. Il primo ministro «sta riflettendo» sulle nuove «realtà politiche» nel Paese, ha ammesso alla Bbc il titolare della Attività Produttive, Peter Kyle, un suo fedelissimo, glissando sulla scadenza d’inizio settimana senza smentirla. Barricato per questo weekend di riflessione con la moglie Victoria nella residenza ufficiale di campagna di Chequers, Starmer ha avuto del resto fra sabato e domenica conversazioni in serie, stando a indiscrezioni giornalistiche concordanti, con ministri di spicco e leader di sindacati affiliati al Labour. Dai quali ha raccolto sollecitazioni private quasi unanimi a gettare la spugna.

Al suo posto potrebbe essere eletto l’ex sindaco 56enne di Manchester, Andy Burnham, detto “the king of the North”: compagno di partito schierato su posizioni leggermente più progressiste delle sue, reduce dalla conquista del seggio di deputato alla Camera dei Comuni nel voto suppletivo della settimana scorsa di Makerfield e dal trionfo tutto personale con cui ha rovesciato - almeno nel collegio in questione - l’ascesa della destra trumpiana anti-migranti di Reform Uk di Nigel Farage.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI