Il reportage.

Dune e macerie: le due facce del Poetto 

All’Ottagono ancora autorizzazioni in stallo: «Così non possiamo ripartire» 

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Un paradiso a metà, sospeso tra la cartolina ritrovata e l’ingombrante eredità del ciclone Harry. Il primo sole di primavera restituisce ai cagliaritani un Poetto splendente ma profondamente mutato: il nuovo volto della spiaggia dei Centomila è oggi segnato da un lunghissimo muro di sabbia bianca, dune alte fino a due metri che ridisegnano il confine tra la riva e gli stabilimenti. Ma se per i bagnanti questo scenario è già diventato un’attrazione insolita, per i concessionari è il simbolo di una crisi che non accenna a sbloccarsi.

Il muro di sabbia

L’alta barriera che oggi taglia in due il litorale non è però uguale per tutti. Se negli spazi dell’Aeronautica militare e dell’Esercito i cumuli sono già stati ordinati in enormi colline per liberare le cabine, a pochi metri di distanza il paesaggio è ancora quello del “giorno dopo”. Una disparità che salta all’occhio. Allo stabilimento Ottagono, in particolare, il tempo sembra essersi fermato al momento della tempesta. «Siamo ancora in attesa del nulla osta per poter usare i mezzi meccanici e spostare la sabbia. Non abbiamo potuto toccare nulla», il grido disperato di Annalisa Spada, titolare dello storico stabilimento. La situazione è drammatica: cabine sommerse dalla sabbia, strutture distrutte o trascinate via dalla forza del mare e mai ritrovate.

L’urlo dell’Ottagono

«Non sappiamo più come risolvere la situazione. Dobbiamo prepararci per la stagione estiva e ancora non conosciamo l’entità dei danni nascosti sotto le dune. Probabilmente dovremo ricomprare l’intera area giochi per bambini, ma temiamo che gli ordini non arrivino in tempo». Il contrasto con le aree già sistemate poi alimenta la frustrazione: «Come mai altrove la sabbia è stata spostata? Ad oggi abbiamo l’autorizzazione solo per spalare a mano, si immagini, un lavoro impensabile. Forse converrebbe muoversi autonomamente senza aspettare i permessi», dice provocatoriamente la titolare. Il conto economico è ancora più pesante della rabbia: «Stimano circa 400 mila euro di danni. E i ristori? – conclude Spada – Speriamo arrivino, ma finora non si è visto nulla. È una vera emergenza».

L ’assalto alla spiaggia

Mentre per gli imprenditori la primavera rappresenta una lotta contro il tempo, i cagliaritani si godono la prima tintarella. L’acqua è piatta e cristallina, i bimbi corrono a caccia di conchiglie e i campi da beach volley ospitano i primi tornei. Per Michela Mallus, a passeggio sul litorale, «questo sole è un toccasana, a un cagliaritano non si può chiedere di rinunciare al Poetto». Le fa eco Matteo Stara, che ricorda con impressione i giorni del ciclone: «Vedere una sedia completamente ricoperta di sabbia, dura come cemento, faceva paura. Tornare a questa normalità è impagabile».

C’è chi, come Marco Lodi, vede nelle mareggiate una lezione: «Dopotutto la natura si è ripresa i suoi spazi». Una natura che ha restituito anche pezzi di storia, come raccontano Costantino Ortu e Giulia Covelli, in camper davanti al Poetto da ottobre: «Tra i detriti abbiamo trovato i resti di un veliero francese del 1793, subito segnalati alla Soprintendenza». Resta l’immagine surreale riassunta da Covelli: «Persone stese al sole tra dune estratte dagli stabilimenti e nastri che delimitano il pericolo». Una bellezza ferita che prova a ripartire, nonostante tutto.

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