Olbia.

Delitto Paez, testi impauriti in aula 

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Valigie, un orologio e un televisore con dei filmati spariti, persone che entrano per ragioni mai chiarite nell’appartamento di via Marche a Olbia e non soccorrono Miguel Angel Paez e, ancora, testimoni impauriti accompagnati in aula dai carabinieri. Il dibattimento, in Assise, del processo per l’omicidio del pensionato argentino sta portando alla luce nuovi allarmanti interrogativi. Ieri davanti ai giudici della Corte d’Assise di Sassari hanno due deposto gli ultimi testimoni dell’accusa, portati in aula dai carabinieri. Misura necessaria visto che i testimoni non si erano mai presentati in Assise, nonostante le notifiche regolari. Si tratta delle persone che il 5 febbraio 2024 trovarono Paez agonizzante e coperto di sangue sul suo letto. Gli elementi emersi ieri sono inquietanti. Il feroce pestaggio della vittima (contestato agli olbiesi Michael Brundu, Giuliano Petta e Alex Russo) è del 3 febbraio 2024. Ma prima del pomeriggio del 5 febbraio, quando la vittima viene trovata in fin di vita, Paez telefona a una persona, che non gli risponde. Quindi l’uomo è nelle condizioni di usare il telefono. Qualcuno, sempre tra il 3 e il 5 febbraio, entra nella casa del cuoco argentino in pensione (70 anni) e porta via il televisore e un dispositivo nella cui memoria ci sono le immagini di incontri dell’uomo con altre persone. L’avvocata Cristina Cherchi, difensore di Russo, con le sue domande ha fatto emergere la circostanza dei video che potrebbero avere immortalato altri soggetti coinvolti nell’omicidio. Paez, hanno detto i due testi sentiti, quando viene trovato dice con le ultime forze che gli restano: «Mi hanno picchiato in cinque». Chi sono gli altri carnefici dell’argentino? Il processo riprende lunedì prossimo con l’esame di Alex Russo.

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