L’inchiesta.

Cortei e violenze: 79 indagati 

Estremisti e antagonisti sono accusati anche di blocco stradale 

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In tre occasioni, il 22 settembre e il 3 e 4 ottobre 2025, migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade della città legalmente e senza creare alcun problema di ordine e sicurezza pubblica. Accanto a questa larghissima maggioranza c’è stato anche chi, secondo le accuse della Polizia, ha utilizzato le piazze e le iniziative in solidarietà della Global Sumud Flotilla – che puntava a rompere il blocco israeliano nella Striscia di Gaza – per organizzare cortei non concordati, interrompere i servizi pubblici, bloccare il traffico e provocare scontri con le forze dell’ordine. E la stessa situazione si è ripetuta il primo novembre, sempre dell’anno scorso, con il corteo opposto a quello – autorizzato – del movimento Blocco Studentesco. A distanza di alcuni mesi gli agenti della Digos di Cagliari hanno terminato le due attività investigative, sotto il coordinamento dal sostituto procuratore Emanuele Secci, e la Procura della Repubblica ha emesso gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari: sotto accusa ci sono 79 persone (12 sono indagate per entrambi i filoni d’inchiesta). E per la prima volta in Sardegna è stato applicato il decreto sicurezza del 2025 che punisce come reato il blocco stradale: sono 72 gli indagati con questa accusa che rischiano, avendo agito in gruppo, una pena da sei mesi a due anni.

Le accuse

Le 79 persone indagate sono state identificate dagli investigatori della Digos grazie a foto, video e altro materiale raccolto non solo dagli agenti della Polizia Scientifica, ma anche dalle immagini circolate sui social. Devono rispondere, a vario titolo, di blocco stradale, mancato avviso al questore di manifestazione o riunione in luogo pubblico, interruzione di pubblico servizio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale aggravato anche dal lancio di bottiglie di vetro, pietre e un razzo di segnalazione nautica, utilizzo di caschi e cappucci per rendere difficoltoso il riconoscimento.

Pro Pal

La prima attività d’indagine da parte del personale della Digos, sotto il coordinamento del dirigente Gianluca Andreini e del vice Fabio Formato, ha riguardato tre manifestazioni organizzate tra fine settembre e inizio ottobre dell’anno scorso. Secondo la ricostruzione degli investigatori, durante le manifestazioni con la partecipazione di migliaia di cittadini regolarmente organizzate, con avviso alla Questura, a sostegno della spedizione della Global Sumud Flotilla verso Gaza, ci sarebbe stata la presenza di gruppi riconducibili – è l’accusa della Digos – «alle componenti più oltranziste ed estremiste dell’area antagonista locale». Con lo slogan «blocchiamo tutto» hanno dato il via a cortei non preavvisati (come quello tra via Roma e viale La Plaia del 22 settembre, quello fino alla statale 195 e alla stazione ferroviaria di Santa Gilla del 3 ottobre, e quello da piazza Garibaldi alle sedi di Confindustria, Terna e assessorato all’ambiente del 4 ottobre), blocchi stradali con conseguenze negative sul traffico e sui servizi di trasporto pubblico fino a momenti di tensione e contrapposizione con le forze di polizia impegnate nei servizi di ordine pubblico.

Antifascisti

La seconda indagine della Digos si è concentrata sulla giornata di tensione dello scorso primo novembre in occasione di una manifestazione, non preavvisata, organizzata in opposizione a quella promossa dal movimento Blocco Studentesco. Circa 250 persone del Coordinamento Antifascista si sono radunate in piazza Garibaldi. Tra loro anche persone con caschi integrali e cappuccio sul viso per non farsi riconoscere. Oltre a proseguire con il corteo in diverse strade, secondo le accuse, c’è stato anche un lancio di bottiglie in vetro e pietre verso le forze dell’ordine schierate per evitare che il gruppo potesse raggiungere i manifestanti di Blocco Studentesco. Sono finiti sotto accusa in 19 (dodici indagati anche nel primo filone investigativo).

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