Mosca. Una tossina tanto rara quanto micidiale, estratta da una minuscola rana che vive in Sud America. Cinque Paesi europei accusano il Cremlino di aver ucciso Alexey Navalny con questo veleno letale: l’epibatidina che si trova sulla pelle delle velenose rane freccia.
La Russia di Vladimir Putin «aveva i mezzi, il movente e l'opportunità di somministrargli questo veleno», denunciano Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, che dicono di basare le loro conclusioni «sull’analisi di campioni» del corpo dell’oppositore russo. Navalny è morto due anni fa, nel carcere siberiano sopra il Circolo Polare Artico in cui era detenuto. Era stato condannato a 19 anni di reclusione per accuse di «estremismo» considerate inventate di sana pianta per colpirlo e aveva più volte denunciato di essere vittima di soprusi in prigione. Mosca nega di essere responsabile della sua morte e replica parlando di «insinuazioni volte a distogliere l'attenzione dai problemi urgenti dell'Occidente». Ma per il decesso del rivale numero uno di Putin gli oppositori russi hanno sempre puntato il dito contro il Cremlino. E non sono i soli. I cinque Paesi hanno anche annunciato di aver segnalato la Russia all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) e di sospettare che «la Russia non abbia distrutto tutte le sue armi chimiche».
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