Oggi le maschere tradizionali nel centro di Nuoro, domani migliaia di figuranti inonderanno le strade di musica e colori

Cavalieri e ricami preziosi: è il momento della sfilata 

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Dal 1901, con la sua imponente mano di bronzo veglia su Nuoro, e da 125 anni la città e la Sardegna gli rendono grazie. La statua del Redentore di Vincenzo Jerace, alta sette metri e collocata sulla cima del Monte Ortobene, a distanza di oltre un secolo resta simbolo di memoria e appartenenza. Attorno a quel monumento, nato per celebrare il Giubileo di inizio Novecento, è cresciuta una delle manifestazioni identitarie più importanti dell’Isola, capace di unire fede e tradizioni. Dal 22 al 29 agosto a Nuoro, la festa del Redentore unirà il pellegrinaggio religioso con la grande celebrazione delle tradizioni dell’Isola tra gruppi folk, cori, tenores, cavalieri e migliaia di figuranti in costume. L’apertura è fissata per la sera di sabato 22 agosto con la sfilata delle maschere tradizionali. Il corteo attraverserà il centro cittadino e sarà seguito da uno spettacolo di musica tradizionale in piazza Vittorio Emanuele.

L’appuntamento

Domenica 23, il momento più atteso della manifestazione: la grande sfilata degli abiti tradizionali e dei cavalieri della Sardegna. Saranno migliaia i figuranti che porteranno nel cuore di Nuoro la varietà delle tradizioni isolane, accompagnati da canti, balli e musiche popolari. Tra le principali novità dell’edizione 2026 c’è il nuovo assetto della sfilata. Per rendere i festeggiamenti del Redentore più accessibili ad anziani e persone con disabilità non saranno allestite le classiche tribune. È previsto, inoltre, un aumento del numero dei cavalieri grazie all’allungamento del percorso e all’istituzione di uno stallo riservato a Sa ‘e Sulis. Nel dettaglio, la sfilata seguirà questo percorso: i gruppi in abito tradizionale partiranno dal sagrato della Cattedrale di Santa Maria della Neve, e saranno poi raggiunti dai cavalieri e dalle amazzoni da piazza Italia. Il nuovo itinerario prenderà dunque il via dalla Cattedrale per proseguire in via Tola, via Roma, via Brigata Sassari, un tratto di via Dante, via Deffenu, via Lamarmora, corso Garibaldi e, infine, ritorno nel sagrato della Cattedrale di Santa Maria della Neve, patrona della città, dove il vescovo Antonello Mura impartirà la solenne benedizione. Di sera il programma proseguirà con il tradizionale Festival regionale del Folclore, dedicato alla cultura popolare sarda, dove si esibiranno gruppi di ballo, cori polifonici e gruppi di canto a tenore.

La processione

Infine, sabato 29 agosto la giornata più intensa dal punto di vista religioso. All’alba, i fedeli partiranno in pellegrinaggio a piedi dalla Cattedrale per raggiungere la vetta del Monte Ortobene, dove sarà celebrata la Messa solenne ai piedi del Redentore, accompagnata dai canti religiosi eseguiti dai cori polifonici nuoresi. Per tutta la giornata saranno attive le navette gratuite tra la città e il monte simbolo che ispirò anche i romanzi deleddiani. In programma il 27 sera, un omaggio a Vincenzo Jerace e alla storia della monumentale statua, con l’intervento dello studioso Franco Stefano Ruiu a cura del Comitato Monte Ortobene ultima spiaggia. «Vincenzo Jerace ha fatto un grande dono alla città, vogliamo ricordare la storia di un’opera che è diventata il simbolo di Nuoro - dice Antonio Costa del Comitato Monte Ortobene - la festa del Redentore riunisce tutta l’Isola e continua a rappresentare uno dei momenti più significativi della nostra identità. Ricordare lo scultore, la sua sconfinata fede e la generosità con cui realizzò il monumento senza pretendere alcun compenso è doveroso, soprattutto in un anniversario così importante come quello del Nobel a Grazia Deledda».

Un aspetto sottolineato anche dall’editrice Vanna Fois che da circa quarant’anni si occupa del vasto mondo di tradizioni e storie sarde: «Da oltre un secolo questa ricorrenza unisce fede, tradizione e senso di comunità, trasformando il Monte Ortobene in un luogo della memoria condivisa - aggiunge Fois - è una festa che appartiene non solo a Nuoro ma all'intera Sardegna e continua a raccontare, anno dopo anno, la storia e i valori delle nostre comunità».

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