«La priorità per l’Italia resta il contrasto all’immigrazione illegale di massa» e «questa è la strada che il Governo continuerà a seguire». Giorgia Meloni non arretra e si affida ai social per replicare agli attacchi delle opposizioni, dopo che diversi Paesi europei hanno deciso di applicare il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo - detto dei “dublinanti” - e rimandano in Italia i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati, si spostano altrove.
«Propaganda»
E mentre alla Versiliana il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, annuncia che «faremo i Cpr anche dove le regioni non vogliono, con buona pace anche della Regione Toscana», la premier tira dritto e garantisce che la linea di lotta dura all’immigrazione non cambia. E risponde alla segretaria del Pd, che ha definito un «boomerang» la chiusura di Schengen con la Spagna guidata dal socialista Pedro Sanchez: «Elly Schlein parla di boomerang e di un presunto fallimento del governo nella gestione dei migranti. Ma prima di fare propaganda - attacca la premier in un post - sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla. Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro. Ed è proprio il nuovo Patto che segna una svolta positiva per l’Italia nella gestione dei migranti cosiddetti dublinanti». Per la premier, quindi, «le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati». Poi la staffilata al centrosinistra: «Questo governo ha contrastato l’applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi e, infatti, dal 2023 a oggi l’Italia ha respinto circa 80 mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Ed è grazie alla fermezza di questo governo se l’Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano. Cosa avrebbe fatto un governo di sinistra?»
Il ritratto
E le frontiere sono uno dei temi sui quali Meloni pensava di avere una visione comune con Donald Trump. Ma con il presidente Usa «ho creduto che le cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate in maniera diversa», ammette nel lungo ritratto che le dedica il New York Times, firmato da Roger Cohen alla vigilia del traguardo storico dell’esecutivo più longevo della Repubblica. L’ultima conversazione tra la premier e il presidente risale al 17 giugno, al G7 di Evian. Poi lo strappo, quando The Donald raccontò a La7 di essere stato «implorato» dalla premier per una foto insieme. «Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia molto importante», dice ora Meloni. Ma alla domanda se tornerà a sentirsi con Trump dopo la pausa estiva, risponde con un semplice: «Beh, vedremo».
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