Il 150 per cento in più di sbarchi di migranti rispetto all’anno scorso «non ha portato all’incremento di forze di polizia all’hotspot di Monastir», giudicato inadatto a ospitare tutti gli stranieri che stanno arrivando. Sono tre i sindacati dei corpi di polizia che chiedono lo schieramento di maggiori forze in campo e una situazione logistica non più insufficiente per ospitare tante persone: «Una struttura nata per una capacità ricettiva di trecento persone ne ospita ora circa ottocento», scrive ad esempio la segreteria provinciale di Cagliari dell’Anip Italia sicura, sindacato della polizia di Stato così come il Sap (Sindacato autonomo di polizia) regionale e provinciale, assieme al Nuovo sindacato carabinieri Nsc sardo. All’unisono dicono no alle condizioni in cui lavorano i colleghi che sorvegliano il Centro di Monastir e gli operatori dell’hotspot, e ai pericoli cui sono esposti gli abitanti di Monastir.
«Problemi gravi »
«All’hotspot l’emergenza è ormai diventata la regola», denuncia in una nota la sigla Nfc. Lo spunto per la rivolta sindacale viene dai numeri: nei primi otto mesi (nemmeno conclusi) di quest’anno i migranti portati all’hotspot sono stati circa duemila, nello stesso periodo del 2025 erano stati 750-800. Il sindacato dei carabinieri è soddisfatto per l’installazione di nuovi moduli prefabbricati, «ma non risulta completato il trasferimento delle attività in questi nuovi locali», commentano Claudio Lubrano e Carlo Rosas, della segreteria regionale Nsc. Aggiungono: «Non è emergenziale una situazione che si ripete quotidianamente, chiediamo un’immediata verifica delle condizioni segnalate a tutela dei carabinieri del nono Battaglione».
Più migranti, non agenti
Sul fronte delle divise della Questura, il Sap parla di «situazione ormai insostenibile a Monastir». In una nota firmata dal segretario regionale Andrea Listo e da quello provinciale di Cagliari, Rosario Trovato, si richiede «un intervento immediato delle autorità. Gli sbarchi crescono in modo esponenziale, ma le strutture e gli organici non stanno seguendo la stessa direzione. Non possiamo affrontare un incremento del 150% dei flussi con lo stesso personale, gli stessi mezzi e una struttura che da tempo presenta evidenti criticità». Parlano di «gestione emergenziale con evidenti criticità organizzative, logistiche e strutturali. Non vogliamo aspettare che accada qualcosa di grave prima che qualcuno decida di intervenire», concludono i due esponenti del Sap.
Troppe commistioni
Toni gravi anche nella nota di Anip-Italia sicura, sindacato della polizia di Stato: «Si devono separare», scrivono i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza Consuelo Lanucara, Alessandro De Filippi e Flavio Tuzi, «i migranti già identificati e che possono uscire da quelli da identificare nell’hotspot». L’elenco delle richieste è lungo: percorsi dedicati per gli autobus che portano i nuovi migranti, ogni volta circondati dagli ospiti, spazi adeguati di separazione tra uomini da una parte e donne e bambini dall’altra»: pare che questi ultimi dormano negli uffici. L’Anip parla di «edifici inagibili da interdire, bonifica dal degrado e soprattutto potenziamento del personale dell’hotspot», oltre che della presenza delle forze dell’ordine. «Sono necessarie soluzioni temporanee della Protezione civile quando la capacità ricettiva non è sufficiente».
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