Si è chiuso con una raffica di prescrizioni, ma anche con l’assoluzione piena della ex assessora regionale Alessandra Zedda, il processo sulla presunta tangente da 80 mila euro che la Procura riteneva fosse stata incassata dall’ex presidente della Regione e attuale parlamentare di Forza Italia, Ugo Cappellacci. Ieri mattina, al termine del dibattimento, la Seconda sezione penale del Tribunale di Cagliari ha letto la sentenza che ha dichiarato estinte le contestazioni di tutti gli imputati, compreso l’ex governatore, per l’eccessivo tempo trascorso. L’ex assessora all’Industria, invece, è stata prosciolta con la formula più ampia: una scelta richiamata per sottolineare la sua estraneità ai fatti, visto che anche per lei le contestazioni sarebbero state ormai prescritte.
La soddisfazione
«Il Tribunale», ha sottolineato a fine udienza l’avvocato Agostinangelo Marras, visibilmente soddisfatto, «ha accertato che la mia assistita, all’epoca assessore regionale all’Industria, ha tenuto un comportamento assolutamente corretto nella gestione del denaro pubblico. Peraltro anche i pm ne avevano chiesto l’assoluzione». E in effetti a sollecitare al collegio presieduto dal giudice Giovanni Massidda (con a latere i colleghi Giorgio Cannas e Roberto Cau) che Alessandra Zedda venisse prosciolta nel merito erano stati gli stessi pubblici ministeri Emanuele Secci e Diana Lecca, titolari dell’inchiesta. Il difensore Marras, dal canto suo, sin dall’udienza preliminare aveva rimarcato con forza che l’attuale esponente della Lega fosse estranea alla vicenda. Così ieri mattina, dopo una breve camera di consiglio, il presidente Massidda ha letto la sentenza, accolta con soddisfazione dalla difesa: le ipotesi di peculato per Ugo Cappellacci, Tonino Tilocca e Roberto Bonanni sono prescritte.
L’ipotesi dell’accusa
Per la Procura a pagare la presunta tangente – che era stata negata con forza dalle difese – sarebbe stato Flavio Mallus, l’amministratore della Fm Fabbricazioni Metalliche, che ha patteggiato 4 anni e mezzo di reclusione (anche per la bancarotta). A seguito della mazzetta, sempre secondo la ricostruzione dei due pm, l’imprenditore sarebbe stato salvato dal fallimento con 750 mila euro di soldi pubblici riferiti al Fondo Ingenium. Nel corso del dibattimento era già stata dichiarata prescritta l’ipotesi di corruzione imputata all’ex governatore e al commercialista Piero Sanna Randaccio. A difendere Cappellacci e Tilocca c’erano gli avvocati Guido e Federico Manca Bitti, mentre il legale Patrizio Rovelli ha assistito Bonanni.
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