«Il giorno prima dell’arresto lei mi mandò un messaggio: ti giuro sulla testa dei miei figli e mio marito che non ho rubato niente». È uno dei passaggi più forti della deposizione in Tribunale dall’avvocato Alessandro Tuvoni, imputato di violazione di segreto istruttorio nel processo legato al caso dell’ex amministratrice di sostegno Roberta Barabino. «Ha tradito la mia fiducia e rovinato la mia reputazione», ha detto il legale davanti alla giudice Valentina Rostellato rispondendo al pm Riccardo Belfiori. Il primo contatto nacque da un rilievo mosso proprio da Tuvoni sulle spese sostenute per alcuni lavori in casa di un amministrato della Barabino. Tuvoni si rivolse al giudice tutelare. «Stabilì che non c’erano irregolarità».
Da lì il rapporto sarebbe proseguito fino a trasformarsi in collaborazione professionale. «Sembrava una persona d’oro», ha detto riferendosi alla Barabino. Ha spiegato che la svolta arrivò nella primavera del 2023, quando emersero i primi i sospetti sui bonifici contestati. «Lei si giustificò, mi disse che alcuni pagamenti erano stati fatti per errore», ha raccontato. Poi le verifiche e l’inchiesta. L’avvocato ha ammesso di aver accompagnato un testimone, zio della Barabino, a un interrogatorio e aver mostrato alla donna il contenuto di una sit da lui fotografato, ma di considerare quel verbale «un atto neutrale. Non c’erano nomi di indagati, né riferimenti al gip. Ho fatto una copia perché lui diceva alla Barabino di non ricordare le domande», ha spiegato. «Sulla delega che firmai per i familiari di Tonino Corrias, fui ingenuo. Ma lei aveva con la moglie di Corrias una forte amicizia. Poi ho scoperto tutto».
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