Il punto.

Cagliari, la testa gira e la festa continua È un ritmo da Champions 

Da Deiola-Rodríguez al play Winks ad Adopo: Pisacane ha dato equilibrio, gioco e mentalità 

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La testa gira, la notte vola, è una rapina, col cuore in gola. La festa continua, duecento all’ora, guida sportiva. Sembriamo un clan . Il Cagliari gioca, spacca e - in effetti - sembra quasi ballare sulle note di uno dei tormentoni più caldi e spavaldi dell’estate. E se la testa gira - come cantano Anitta, Emis Killa e Fred De Palma - facciamo i guai . L’impresa di Bergamo fa ancora rumore, come del resto i successi in entrambi gli scontri diretti contro Parma e Lecce. Ed è facile immaginare come sarebbe oggi la classifica se il difensore interista Bisseck non avesse respinto sulla linea, proprio allo scadere, la sassata di Adopo dal limite dell’area. La squadra di Pisacane - al momento seconda - chiuderà la quarta giornata al 5° posto nella peggiore delle ipotesi, dopo i posticipi di oggi. Una tappa impensabile solo qualche settimana fa, nel bel mezzo di una rivoluzione quasi epocale sul mercato con 24 uscite e 15 ingressi. Dove porterà tutto questo è prematuro dirlo, considerato anche che parecchie big, tra prima e seconda fascia, non hanno ancora carburato. Resta la prova di forza con l’Atalanta, indiscutibile. E se l’autostima è alle stelle nello spogliatoio, l’entusiasmo è contagioso tra i tifosi. Ed è giusto così, godere e sognare a occhi aperti.

La mano dell’allenatore

Il Cagliari non era mai partito così forte con Tommaso Giulini al timone, sarà mica un segno del destino anche in prospettiva societaria? I meriti di questo parziale primato vanno distribuiti - oltre tra chi scende in campo - tra chi ha costruito il nuovo gruppo di lavoro e chi lo sta trasformando in una squadra in tutto e per tutto. La mano di Fabio Pisacane è evidente. Lo è stata già la passata stagione con una salvezza mai in discussione. Lo è soprattutto ora che il tecnico napoletano ha più credibilità, e di conseguenza più potere gestionale, e quel minimo di esperienza che gli permette di governare al meglio ogni situazione e ogni dinamica e, soprattutto, di portare avanti il suo di modo concepire il calcio senza compromessi. Il primo campionato in Serie A gli è servito per chiudere il cerchio e - nonostante un centrocampo nuovo di zecca, un attacco profondamente rinnovato anch’esso e senza Marco Palestra - è ripartito con un’idea ben definita, forse più lineare, comunque sensibile a metamorfosi tattiche continue nel corso della stessa partita, come è successo sabato alla New Balance Arena. Un calcio posizionale, ordinato e aggressivo allo stesso tempo, che soffoca l’avversario ma non la genialità dei giocatori col più alto tasso qualitativo (l’impatto di Maldini non è un caso). Tutto questo, con una mentalità operaia e vincente allo stesso tempo.

Undici leoni

Non è un caso nemmeno il fatto che l’undici iniziale sia sempre stato lo stesso in queste prime quattro giornate. Ogni reparto sembra aver così trovato la giusta alchimia e la squadra in generale un suo equilibrio. Il nuovo motore rossoblù gira che è una meraviglia con un play vero come Winks e due alfieri di qualità e quantità. Sta pagando alla grande poi la scelta di arretrare Deiola che insieme a Rodríguez forma una coppia indissolubile (per Mina non sarà semplice trovare spazio, almeno nell’immediato). E laddove non ci arrivano loro, ci pensa Caprile. Obert è ormai un valore aggiunto a sinistra, Zé Pedro una garanzia a destra. Adopo più avanzato è un’altra mossa vincente. E se Maldini illumina, Mendy valorizza senza trascurare, entrambi, il lavoro sporco. Undici leoni.

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