Un sessantenne residente nel Cagliaritano è stato arrestato dagli agenti della Polizia postale nel corso di un’indagine contro la pedopornografia, durata due anni, che ha visto la collaborazione degli investigatori sardi con l’intelligence americana e un’infiltrazione, sotto copertura, ai vertici di una comunità che su Telegram si scambiava foto e filmati pornografici con minori. Ribattezzata operazione “Fly Trap”, l’attività coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma è stata eseguita dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.) della Polizia Postale: l’inchiesta si è chiusa in queste ore con l’arresto e il fermo di 17 persone, accusate di gestire e alimentare un gigantesco archivio di materiale pedopornografico diffuso online.
Nel Cagliaritano
Al termine di una perquisizione domiciliare è stato arrestato Daniele Giordi, 60 anni, originario di Arbus ma residente in un centro della Città Metropolitana. Il pubblico ministero Enrico Lussu, dopo essere stato informato dagli agenti della Polposte del rinvenimento nei suoi computer dei file vietati, ha disposto che venisse trasferito nel carcere di Uta. L’indagato, difeso dall’avvocato Ignazio Ballai, comparirà oggi davanti alla giudice per le indagini preliminari Ermengarda Ferrarese per la convalida. Nell’Isola è stata denunciata a piede libero un’altra persona che avrebbe scambiato filmati e foto con minori, ma che al momento della perquisizione non è stato trovato in possesso di materiale vietato.
L’inchiesta
L’attività della Dda di Roma nasce nel 2024, quando l'agenzia statunitense Homeland Security Investigations segnala agli investigatori italiani l’esistenza, su Telegram, di un gruppo privato chiamato “New Saga”. Da lì parte un lavoro sotto copertura durato mesi: gli agenti del pool anti pedopornografia riescono a guadagnarsi la fiducia degli amministratori, fino a ottenere un ruolo di "co-amministratore" nei diversi cloni del gruppo, ricreati più volte sotto nomi diversi (tra cui “La Zanzara” e il significativo canale riservato “La Sala dei Re”) per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. Le banche dati – secondo l’accusa – erano accessibili tramite link dedicati e con il pagamento in criptovaluta. La Polizia postale avrebbe individuato oltre 1.009 iscritti: nel corso dell'infiltrazione gli investigatori hanno raccolto circa 282,9 gigabyte di materiale illecito, tra cui più di 22mila video e 34mila immagini.
Il blitz della Polposte
Il 15 settembre sono scattate sei ordinanze di custodia cautelare (una convertita in arresti domiciliari per motivi di salute) nei confronti di tre amministratori italiani, residenti nel Napoletano, a Berlatta e nel Veronese, e di un cittadino svizzero, oltre a due misure per altrettanti partecipanti attivi tra Messina e Genova. Poi ci sono state le perquisizioni tra Torino, Milano, Padova, Fermo, Cagliari, Palermo e Treviso. Sequestrati circa 200 dispositivi elettronici. Diversi gli arresti tra i quali quello del 60enne sardo che oggi dovrà comparire davanti al giudice.
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