Mangiare bene e sano, una priorità ormai per tutti. E se la qualità del cibo che portiamo a tavola deve comunque scendere a patti con i portafogli sempre più vuoti delle famiglie, l’attenzione per un’alimentazione corretta in Italia cresce costantemente, a prescindere dal potere di acquisto e dalle tradizioni gastronomiche.
Ecco perché i numeri dei consumi nazionali del biologico non rallentano, trainati però da importazioni di prodotti esteri che hanno fatto segnare quest’anno un +7,1%, tanto importante quanto amaro per le imprese sarde che si sentono per certi versi “snobbate” da un mercato che invece le vede tra le eccellenze internazionali.
Potenzialità
L’Isola non ci sta e con il Distretto Biologico Regionale Sardegna Bio rilancia il lavoro delle imprese sarde cercando di valorizzarlo all’interno di vetrine internazionali sempre più prestigiose. È il caso salone del biologico Biofach di Norimberga che si è svolto pochi giorni fa, dove l’Isola ha potuto farsi conoscere. «È stato importante il confronto con le altre importanti realtà europee», ha detto Andrea Campurra, presidente del Distretto e della Rete nazionale dei Distretti Biologici d'Italia. «Alla luce soprattutto del grande traino che fa l’Italia nelle produzioni Bio con sempre più superfici vocate alla coltivazione sostenibile, oltre che nella richiesta dei mercati, in crescita per dei consumatori sempre più attenti ai consumi e alla sostenibilità».
Gli ultimi numeri riguardanti il settore regionale d’altronde sono rosei. L’Isola vanta 2.700 aziende circa e 200mila ettari coltivati secondo i dettami bio. Il tutto avvalorato da consumi interni per oltre 100 milioni di euro a cui vanno aggiunte le cospicue esportazioni di vino e olio.
Strategia
Insomma, l’agricoltura biologica galoppa e la Sardegna vuole salire in sella. «Il 2026 sarà quindi un anno cruciale nel rafforzamento delle filiere del biologico italiano e sardo», conferma Campurra. «La promozione, anche all’estero attraverso le fiere di settore, è fondamentale per rendere più solido il nostro mercato anche all’interno dei confini nazionali, davanti ai nostri stessi buyer. Sono occasioni che impongono una riflessione, e che per le nostre aziende rappresentano un input per continuare a investire e a crescere».
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