Parma

Bimbi sepolti: 24 anni a Chiara Assolta dal primo infanticidio 

La causa della morte del primogenito non è certa La 22enne impietrita, poi piange insieme ai genitori 

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Parma. Ventiquattro anni e tre mesi non sono l’ergastolo che rischiava e sono meno dei 26 chiesti dalla Procura, ma sono più di quanti ne ha vissuti. Alla lettura della sentenza, Chiara Petrolini, che compirà 23 anni a luglio, non ha battuto ciglio. Poco dopo, però, raggiunta dal padre e dalla madre nella camera di sicurezza del tribunale di Parma, prima di tornare nella casa di Traversetolo dove rimarrà ai domiciliari, ha ceduto alle lacrime. «Il carcere mi fa paura», ha detto nei mesi scorsi la ragazza agli psichiatri che l'hanno esaminata.

Il processo

Al processo, dove doveva difendersi da accuse terribili, è rimasta spesso silenziosa e impassibile, con l’eccezione di quando è uscita dall’aula, non sopportando la vista della foto, su uno schermo, del suo secondogenito morto. La condanna riguarda principalmente questo omicidio, il bimbo partorito il 7 agosto 2024 al quale poi è stato dato il nome di Angelo Federico. La Corte d’Assise, dopo dieci udienze e una camera di consiglio di poco più di tre ore, ha riconosciuto la responsabilità di Chiara, aggravata dalla premeditazione (per l'accusa provata principalmente dalle decine di ricerche sul web) oltre all'occultamento di cadavere.

In attesa della quantificazione dei risarcimenti in sede civile, i giudici hanno stabilito provvisionali di 100mila euro all'ex fidanzato di Chiara, Samuel Granelli, di 30mila al padre del ragazzo, Cristian Granelli, di 15mila alla madre Sonia Canrossi.

La giovane è stata invece assolta, per mancanza di prove, dall'accusa di aver assassinato nello stesso modo, presumibilmente recidendo il cordone ombelicale e provocando il dissanguamento, anche il primo figlio, Domenico Matteo, venuto alla luce il 12 maggio 2023.

Oltre a valutare le azioni, il processo ha avuto come oggetto la psiche della giovane imputata. I consulenti della Procura di Parma e i periti nominati dai giudici hanno concluso per la capacità di intendere e di volere, pur sottolineando l'immaturità della ragazza. Gli specialisti della difesa hanno invece segnalato uno stato dissociativo.

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