Il personaggio.

Atti sul tavolo della pg che fece scarcerare Beniamino Zuncheddu 

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MILANO. Passa dall'ufficio di Francesca Nanni, al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Milano, la possibilità di revisione del processo che ha visto Alberto Stasi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio nel 2007 della fidanzata Chiara Poggi. Spetta infatti alla Procura Generale del capoluogo lombardo, insieme con l'Avvocatura Generale, incarico affidato a Lucilla Tontodonati, valutare gli atti che nelle prossime settimane la procura di Pavia, salvo un cambio di programma, invierà. Atti raccolti in oltre un anno di indagine nel tentativo di provare che il responsabile del delitto sarebbe Andrea Sempio e non Stasi.

Prima donna a ricoprire il ruolo di Procuratrice Generale presso la Corte di Appello di Milano, prestigiosa carica che fu, tra gli altri, di Francesco Saverio Borrelli e Manlio Minale, Francesca Nanni è magistrata dal 1986. Di origini liguri, prima di arrivare a Milano ha ricoperto analogo incarico a Cagliari. Proprio nel capoluogo sardo fu lei ad avviare la revisione del processo per la strage di Sinnai, che risale all'8 gennaio 1991: una vicenda giudiziaria che si era conclusa con la condanna all'ergastolo del pastore sardo Beniamino Zuncheddu, per tre omicidi e un tentato omicidio.

L'uomo ha trascorso 32 anni in carcere, ma poi è stato proclamato innocente. Grazie alle indagini svolte da Nanni, con l'avvocato difensore Mauro Trogu, il 26 gennaio 2024 Zuncheddu è stato assolto «per non avere commesso il fatto». L’inchiesta era stata condizionata da una testimonianza, poi ritrattata, che indicava il pastore di Burcei come l’aggressore. Un errore giudiziario che ha comportato l'ingiusta detenzione più lunga della storia italiana.

«Per chiedere la revisione di un processo penale che si è concluso con una condanna definitiva, servono nuove prove», aveva spiegato la stessa Nanni in occasione dell'assoluzione di Zuncheddu: «Ed è necessario qualcosa di decisivo, oltre che di nuovo, perché ovviamente si valuta anche la qualità della prova». Proprio questo è il lavoro «né veloce né facile», come lo ha definito lei stessa, che l'attende ora se, come tutto lascia pensare, la Procura di Pavia solleciterà l'istanza di revisione del processo sul delitto Garlasco, tra i casi giudiziari più discussi in Italia.

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