Quelle croci lasciate davanti alla base antincendio di Farcana sull’Ortobene costano una condanna all’operaio di Forestas Pietro Paolo Redento Mura: un anno e due mesi per minacce al Corpo dello Stato. Assolti invece dall’accusa di truffa, le vedette di Forestas Antonio Biagioli e Salvatore Soddu per «particolare tenuità del fatto», mentre Giuseppe Ruiu è stato assolto con la formula piena «perché il fatto non sussiste». È la sentenza pronunciata dal giudice del Tribunale di Nuoro nel processo che vedeva imputati quattro operatori antincendio dipendenti di Forestas.
La decisione
Mura era accusato esclusivamente di minacce in relazione alla comparsa delle croci in legno collocate all’esterno delle strutture forestali, tra cui l’ingresso della base elicotteri di Farcana, sul monte Ortobene. Il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Malandrino, ha annunciato appello. Nella sua arringa Malandrino ha sottolineato come un simbolo cristiano di per sé non può essere reputato da solo una minaccia.
Diversa la posizione degli altri tre imputati. Biagioli, Soddu e Ruiu (difesi da Mario Silvestro Pittalis) erano accusati di truffa per presunto assenteismo durante la campagna antincendio: secondo l’accusa, in alcune circostanze non sarebbero stati presenti nelle postazioni di vedetta pur avendo firmato i fogli di servizio. Per Biagioli e Soddu il giudice ha riconosciuto la particolare tenuità del fatto, con assenze riferibili a qualche minuto, mentre Ruiu è stato assolto perché il fatto non sussiste. Nella requisitoria la pm Francesca Piccu aveva chiesto l’assoluzione di Ruiu, la condanna per Mura, Biagioli e Soddu.
Dalle croci ai controlli
L’indagine era partita nel 2020, all’inizio della campagna antincendio. Nei primi giorni di giugno erano comparse alcune croci in legno nei cantieri forestali del Nuorese, episodio che aveva fatto scattare gli accertamenti.
Durante i controlli del Corpo forestale, la postazione della vedetta dell’Ortobene era risultata momentaneamente priva di operatori in piena campagna antincendio, nonostante le presenze risultassero annotate. Verifiche analoghe erano state eseguite anche nella postazione fissa di Capparedda. Ma le difese degli imputati hanno sempre sostenuto che le strutture erano prive di servizi igenici.
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