«Grazie mamma Sogaer». All’aeroporto di Cagliari la provocazione contro la società di gestione è scritta con le bombolette nere e azzurre su un lenzuolo trasformato in striscione di protesta e appeso su una parete, nella zona partenze. «Dirigenti: 10-30 milioni – si legge –. Impiegati e operai: zero livelli». Un’astensione dal lavoro annunciata da tempo e che ieri ha fatto allungare sino ai banchi dei check-in la fila dei passeggeri, come nelle peggiori giornate del picco stagionale.
Le ragioni
Lo sciopero, dalle 13 alle 17, l’hanno fatto solo gli iscritti all’Ugl Trasporto aereo. Gli unici rimasti a protestare «per una vertenza aziendale che un anno e mezzo fa abbiamo aperto noi, anche se le altre sigle, più preoccupate a mantenere rendite di posizione, si sono affrettate a firmare una bozza di accordo al ribasso, convinte di prendersi i meriti», è la posizione durissima del sindacato, guidato nell’Isola da Nicola Contini. Lavaggio dei dispositivi, indennità per il lavoro domenicale e arretrati sulla retribuzione delle ferie: questi i temi chiave della mobilitazione sul contratto integrativo.
Le divisioni
Le trombe da stadio fanno respirare l’aria della protesta ai tanti passeggeri in partenza dal Mameli di Cagliari. «Ugl è di nuovo qui per difendere i diritti dei lavoratori», dice Massimiliano Marchese, componente della segretaria regionale, in un video per i colleghi che fa il giro di WhatsApp. Il nodo della discordia porta dritti al 9 giugno, quando tutte le sigle avevano trovato la convergenza con l’azienda. Tanto che all’unanimità i confederali revocarono la mobilitazione programmata per quattro giorni dopo. Poi il ripensamento di Sogaer, da cui è nata la protesta di ieri. Dovevano partecipare tutti i sindacati al nuovo sciopero. Ma all’inizio della scorsa settimana i vertici della società di gestione si sono fatti risentire, incassando l’ok di Cgil, Cisl e Uil che hanno parlato di «risultato storico» sulla bozza di contratto integrativo concordata il 7 settembre.
La posizione
Non la pensa così l’Ugl che ha deciso di portare avanti la vertenza. «Siamo qui – ha continuato ieri Marchese – per rivendicare l’accordo del 9 giugno che l’azienda ha disconosciuto e rigettato. Noi siamo anche disposti a trattare sulla nuova bozza che l’azienda ha proposto e che hanno sottoscritto le altre sigle». L’Ugl si è disallineata perché «ci sono delle parti mancanti, che noi rivendichiamo e di cui esigiamo l’inserimento nell’accordo». Il riferimento è per l’estensione dell’integrativo agli stagionali e a quanti sono appena andati in pensione. All’Unione generale del lavoro non convince nemmeno la cosiddetta conciliazione tombale che i dipendenti di Sogaer sono chiamati a firmare, per estinguere definitivamente il contenzioso.
La lunga giornata
Lo sciopero dell’Ugl ha rallentato di molto gli imbarchi al Mameli. I risultati si sono visti nei ritardi dei voli: a fronte di una mattina iniziata bene, con la massima puntualità, dal primissimo pomeriggio qualche segnale di difficoltà ha segnato il passo. I viaggiatori, però, hanno rispettato la protesta, rimanendo in fila in buon ordine sino al proprio turno. Erano centinaia di persone che nella fascia oraria dello sciopero sono partite (o ripartite) alla volta di Palma di Maiorca, Londra e Cracovia. Ancora: Praga, Baden-Baden, Vienna e Carcassonne. In quelle quattro ore si sono aggiunti anche i voli in Continuità territoriale per Roma e Milano, oltre ai collegamenti low cost per Bergamo, Pisa, Verona e Venezia. Difficile, al momento, stabilire se e quando Sogaer accetterà di rivedere la bozza di accordo firmata il 7 settembre. Ma i motivi dello sciopero cagliaritano sono gli stessi che ieri, per ventiquattro ore, sempre su input dell’Ugl, hanno fatto incrociare le braccia ai dipendenti della Sogeaal, la società che gestisce l’aeroporto di Alghero.
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