Gli occhi vivacissimi e i capelli bianchi arruffati, Antonino Zichichi è stato sicuramente uno dei fisici italiani più popolari. Accanto alla grande capacità di raggiungere il pubblico, ha avuto intuizioni che hanno lasciato il segno nella fisica, come la costruzione di laboratori di livello internazionale come quelli del Gran Sasso, e a volte le sue posizioni hanno sollevato polemiche, come quelle sul darwinismo o sul clima.
La scomparsa
Se ne è andato nel sonno, a 96 anni, lasciando tre figli, cinque nipoti e una pronipote, salutato da tantissime voci della comunità scientifica e del mondo politico. «Custodiremo la sua preziosa eredità umana, culturale e scientifica», ha scritto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Accanto al valore scientifico, rileva come abbia «sempre sostenuto che ragione e fede non sono nemiche, ma alleate». La capacità di «coniugare fede e ragione» viene sottolineata anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa, e lo ricordano come «uomo di scienza amante della libertà» il vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini.
«Una mente gigantesca, una curiosità senza fine, una voce che ha saputo accendere la scienza nel cuore delle persone», dice di lui la ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Per il ministro Adolfo Urso, Zichichi è stata «una delle personalità più autorevoli della scienza Italiana», mentre il ministro Paolo Zangrillo sottolinea «il connubio fra scienza e fede».
I messaggi
Numerosi i messaggi dal mondo scientifico, a partire dal mondo della fisica e dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che Zichichi aveva presieduto dal 1977 al 1982. L'attuale presidente dell'Infn, Antonio Zoccoli, lo ricorda come «un uomo di scienza straordinariamente curioso ed entusiasta, capace di muoversi con autorevolezza nei grandi scenari della ricerca internazionale e, al tempo stesso, di guardare con lungimiranza allo sviluppo delle infrastrutture scientifiche del nostro Paese».
Sulla stessa linea il fisico Luciano Maiani, che di Zichichi sottolinea il coraggio e la determinazione con le quali ha dato il via alla realizzazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Ricorda la lungimiranza di quell’impresa anche la prima donna che ha diretto quei laboratori, Lucia Votano, e l'attuale direttore Ezio Previtali vede nei Laboratori la realizzazione della visione di Zichichi che «interpreta la scienza anche come mezzo di diplomazia che consente ai popoli di dialogare attorno ad un obiettivo comune».
La biografia
Nato a Trapani il 15 ottobre 1929, dopo il liceo classico e la laurea in Matematica ha lavorato negli Stati Uniti al Fermilab di Chicago, dove è stato a capo del gruppo che ha osservato un'antiparticella, l'antideutone. Quindi il rientro in Italia, dove nel 1963 ha fondato a Erice il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana e dove dal 1965 al 2006 ha insegnato all'Università di Bologna.
Proseguendo le ricerche sull’antimateria iniziate negli Usa, ha guidato i primi esperimenti in questo campo presso i Laboratori Nazionali di Frascati dell'Infn. Tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, come presidente dell'Infn ha dato il via alla realizzazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. È stato inoltre presidente della Società Europea di Fisica.
Le polemiche
Nel 1979 le pressioni italiane per la nomina di Zichichi a direttore generale del Cern portarono a un incidente diplomatico, dopo il quale la candidatura venne respinta per 12 voti contrari. In quegli stessi anni è stato spesso al centro di polemiche per le sue posizioni, come quelle sostenute nel libro su Galileo, nel quale in molti videro la negazione dello scontro tra scienza e Chiesa cattolica. Critiche altrettanto vivaci le aveva suscitate la sua posizione sul darwinismo, considerato una teoria priva di prove scientifiche e fondata su un atto di fede. Quanto ai cambiamenti climatici, aveva definito opera «da ciarlatani dire che l'inquinamento modifica il clima».
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