No degli attivisti alla proposta di collaborazione della Regione

«A Quartu solo i primi cavi: nell’Isola sorgeranno  altri 24 Tyrrhenian Link» 

Per i comitati Terra Mala sarebbe un prototipo: «Va monitorato al di là delle rassicurazioni» 

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Il Tyrrhenian Link tiene ancora banco, sia a terra che in mare. A terra, i comitati sono convinti che si debba vigilare con estrema attenzione sull’avanzamento dei lavori di realizzazione di un’opera mastodontica che attraverserà, con tagli indiscriminati, le terre dove un tempo crescevano granai e mandorleti tra Selargius, Settimo, Sinnai, Maracalagonis e Quartu.

In mare
In mare, completato il collegamento da Termini Imerese a Terra Mala, ora dovrebbe proseguire la posa di un altro cavo verso il centro del Golfo degli Angeli, il cosiddetto “elettrodo Sardegna”, ovvero un elettrodo di ritorno che sfrutta per la sua funzione la massa acquea marina e di un altro di supporto, che unirà Sardegna e Sicilia con funzione di supporto dei sensori che monitoreranno le condizioni di funzionamento in esercizio dei due cavi di trasporto di energia in tutto il loro percorso. E sarà un sistema di sensori molto avanzato, che dovrebbe permettere di prevenire situazioni sconvenienti o perdite nella rete offrendo la possibilità di intervenire prima che i danni siano fatti. «Uno dei problemi più evidenti si riscontra proprio nel caso dell’elettrodo marino che si trova undici chilometri da Terra Mala», dice Gianni Cossu, ingegnere, da sempre vicino ai comitati, che ha seguito dal principio le vicende del Tyrrhenian Link. «Questo snodo si trova proprio al centro del Golfo degli Angeli e, dalla cartografia accessibile, si può valutare un posizionamento fra gli otto ed i nove chilometri dal Poetto. Quelle acque, soprattutto d’estate, sono navigate da imbarcazioni di ogni tipo e, in estate come d’inverno, da pescherecci e traghetti. È un attimo entrare in contatto con questo tipo di cavo in caso di ancoraggio o di uso di reti a strascico, visto che, per la sua stessa natura, deve stare a contatto con il fondale marino». Da qui nasce un’altra considerazione: «In Sardegna finora sono stati presentati 24 progetti di parchi eolici off-shore e Terra Mala è visto dai tecnici come il prototipo di quanto presto potrebbe avvenire in altre 24 spiagge sarde: insomma, altri 24 Tyrrhenian Link. È pertanto importante monitorare la situazione che risulterà a Terra Mala perché, proprio da questa, si potrà capire, al di là delle rassicurazioni formali dei proponenti gli impianti, cosa potrebbe accadere».

A terra

Intanto prosegue la protesta del Comitato No Tyrrhenian Link che, su iniziativa del portavoce Agostino Atzeni, rileva: «Qualunque cessione in tema di energia e sull'uso del territorio oggi appare soltanto come posizione collaborativa alla privazione del territorio in mano ai residenti o, peggio che mai, se gravata da usi civici», scrive Atzeni in una nota. «La terra, bene primario di un popolo, non può essere assoggettata al primo venuto. Non ci fermeremo davanti alla finta pax energetica speculativa ipotizzata dalla presidenza del Consiglio regionale. Al momento, per riparare alla forte carenza del confronto democratico, nonché alla insipienza della presidente della Giunta, non ci possono essere passaggi parlamentari risolutivi: serve una commissione paritetica anche in chiave ricostituente dell’autonomia, con rappresentanze degli interessi popolari presenti e futuri. L'approdo a Terra Mala e il Tyrrhenian Link, nonché il Sardinian Link», chiude Atzeni, «possono essere essere preclusi in via amministrativa in qualunque momento: bisogna solo avere coraggio di osare».

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