Marina.

A lezione di italiano e inclusione sociale 

La festa di fine anno dei corsi di lingua per stranieri: «Siamo una famiglia» 

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Al secondo piano della chiesa di Sant’Eulalia, nel cuore della Marina, ogni anno più di un centinaio tra adulti e giovani provenienti da ogni parte del Mondo costruiscono nuove relazioni a partire dalla lingua. Qui opera il Comitato sardo di solidarietà, CoSaS, l’associazione che da quasi trent’anni accoglie e include tutti quei migranti che arrivano in città portando con sé il bisogno di imparare l’italiano per costruirsi una nuova vita. E nell’oratorio della parrocchia hanno celebrato la fine dell’anno scolastico con la loro tradizionale festa: uno scambio culturale che diventa anche gastronomico.

La storia

Tra le voci che meglio raccontano il significato di questo percorso c’è quella di Sharif Abdur. La sua storia evidenzia meglio di qualsiasi statistica il significato della scuola. A 10 anni, nel 2015 per ricongiungersi con il padre, è arrivato a Cagliari dal Bangladesh senza conoscere una parola di italiano. Nello stesso anno inizia a frequentare il CoSaS. «Mi hanno dato un enorme mano», racconta. «Quando sono arrivato c’erano pochi bengalesi e avevo difficoltà a parlare con gli altri compagni, e mi son detto: devo studiare. Qui ho imparato ad integrarmi nella società italiana ma anche in quella delle altre culture». Oggi, a 22 anni, Sharif lavora come mediatore culturale all’Ufficio immigrazione della Questura e frequenta il corso di Scienze politiche e relazioni internazionali all’Università.

I numeri

Una storia che non è un caso isolato. Quest’anno i frequentanti sono stati 160 tra corsi di lingua, doposcuola e attività di sostegno scolastico. Un lavoro portato avanti da una trentina di soci e quindici volontari che affiancano chi arriva in città nei primi passi verso l’integrazione. «Non siamo una semplice scuola di italiano», spiega la presidente Erika Melis. «L’obiettivo è favorire l’inclusione sociale e culturale, prevenire l’abbandono scolastico e creare occasioni di incontro tra persone provenienti da Paesi diversi. Molti frequentano i corsi per ottenere la certificazione linguistica per il permesso di soggiorno, altri per affrontare meglio la vita quotidiana. La festa di fine anno è sempre molto sentita perché diventa una grande riunione di famiglia». Quest’anno tra gli studenti c’erano persone provenienti da Bangladesh, Nepal, India, Pakistan, Senegal, Marocco e Algeria. Durante la serata ognuno ha contribuito con piatti tipici della propria tradizione, trasformando la conclusione delle lezioni in un viaggio tra culture e sapori diversi.

Luogo di incontro

Un percorso che trova casa nella parrocchia di Sant’Eulalia. «La scuola nasce per rispondere all’esigenza della prima alfabetizzazione degli immigrati che arrivano in città», osserva don Marco Lai. «Ma nel tempo è diventata molto di più: un luogo di accompagnamento, incontro e cittadinanza. Imparare la lingua è il primo passo per non chiudersi in sé stessi e per sentirsi parte della comunità. Da questo incontro nascono il riconoscimento della persona, la dignità e la fraternità».Lo stesso spirito anima la festa di ogni fine anno: un momento di condivisione tra persone di tutto il mondo unite da una nuova lingua e da una comunità che ha scelto di accoglierle.

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