SPETTACOLI

Eurovision verso la finale: tutto quello che c'è da sapere

Prosegue stasera con la seconda semifinale la 63esima edizione dell’Eurovision, il più grande e seguito concorso musicale al mondo, noto anche come Eurofestival.

Ma come è nato e come è cresciuto negli anni il concorso, ospitato quest'anno a Lisbona? Molti sono gli aspetti ai più sconosciuti, come le diatribe geopolitiche o i motivi per i quali l'Australia può partecipare pur non essendo un Paese europeo.

Il concorso canoro, in particolare, nasce nel 1956 con l'obiettivo di riunire l'Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Il nome originale è Eurovision Grand Prix, che viene modificato nel 1968.

Da allora si tiene ogni anno, ed è diventata, secondo il Guinness World Record, la più longeva competizione internazionale di musica per la tv.

Descritto come il più grande evento televisivo non sportivo del mondo, quest'anno, secondo gli organizzatori, si prevede per la serata finale un pubblico globale di circa 200 milioni di spettatori.

I cinque Paesi che sono i maggiori contributor dell'European Broadcasting Union (EBU), che gestisce l'Eurovision, si qualificano automaticamente per la finale senza passare per le fasi precedenti, insieme al Paese ospitante dell'evento. I "Big Five" sono Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Spagna.

Ma allora, perché partecipa l'Australia? Nel Paese d'oltreoceano il concorso è diventato molto popolare negli anni Ottanta, anche a causa dei molti abitanti di origini europee, e così nel 2015 l'Ebu ha deciso di lasciarlo entrare in gara.

Quello che doveva essere un evento unico è invece diventato un'abitudine e l'Australia, dal 2015 in poi, ha partecipato a tutte le edizioni, classificandosi addirittura seconda nel 2016.

Al di là del successo della competizione, c'è da dire che, a parte per quanto riguarda gli Abba, vincitori nel 1974 con "Waterloo", arrivare primi al concorso non ha mai portato grande fortuna, né garantito un successo internazionale duraturo.

Concepito durante la Guerra Fredda, l'Eurovision ha sempre avuto un enorme valore geopolitico. L'anno scorso, per esempio, l'Ucraina non ha permesso alla candidata russa Yuliya Samoilova di entrare nel Paese per prendere parte alla competizione a causa della controversia tra Kiev e Mosca sull'annessione della Crimea da parte della Russia.

La competizione aveva già alimentato le tensioni tra i due Paesi l'anno prima, e dopo che la cantante ucraina, Jamala, aveva vinto con "1944", una canzone sulla deportazione in massa dei tartari di Crimea da parte di Joseph Stalin durante la Seconda guerra mondiale.

Numerosi incidenti diplomatici hanno poi offuscato la competizione, dal boicottaggio austriaco dell'evento del 1969, perché si svolgeva in Spagna sotto la dittatura del generale Francisco Franco, al rifiuto dell'Armenia di prendere parte all'edizione 2012 in Azerbaijan.

In diverse occasioni, per evitare tensioni politiche, i partecipanti sono stati invitati a cambiare o modificare le loro canzoni.

I riflettori sono oggi tutti puntati sulla finalissima, in programma sabato sera. La sede è Lisbona, in omaggio - come da tradizione - al vincitore della scorsa edizione, il portoghese Salvador Sobral.

Per l'Italia sono in gara Fabrizio Moro ed Ermal Meta con "Non mi avete fatto niente", canzone vincitrice del Festival di Sanremo e quindi di diritto rappresentante del nostro Paese in gara.

(Unioneonline/v.l.)

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