POLITICA

Pittalis e i rifiuti radioattivi:
''I sardi hanno già detto no"

Il deputato di Forza Italia contro la localizzazione in Sardegna di un deposito di scorie nucleari. ''Netta opposizione nel referendum del 2011''
scorie nucleari foto simbolo (archivio l unione sarda)
Scorie nucleari, foto simbolo (archivio L'Unione Sarda)

"La scelta della Sardegna come deposito delle scorie nucleari costituirebbe un nuovo episodio di mancato rispetto da parte dello Stato italiano delle prerogative autonomistiche della regione": queste le dure parole di Pietro Pittalis, deputato sardo di Forza Italia, che, in un'interrogazione presentata alla Camera e rivolta al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha voluto esprimere la sua preoccupazione circa possibilità che la Sardegna venga scelta come "area idonea" a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi. Un atto, quello di Pittalis, pensato per chiedere al governo conferme sul rispetto delle scelte fatte dalla Sardegna in merito, ricordando al ministro che già in più occasioni la regione si è opposta alla costruzione di impianti o depositi nucleari sul suo territorio: nel 2009, prima di tutto, in sede di Conferenza delle regioni; posizione ribadita nel gennaio 2010, quando la stessa Conferenza ha espresso parere negativo sul decreto legge in materia; nel 2011, con il Referendum del 15 e il 16 maggio, risultato nella netta opposizione sia alle centrali nucleari che ai depositi di scorie, con oltre il 97 per cento dei voti; e infine il 28 maggio 2014, con l'approvazione da parte del consiglio regionale della Sardegna di un ordine del giorno che impegna il presidente della regione a respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare siti nucleari. "Qualsiasi decisione calata dall'alto" continua con forza il deputato "costituirebbe una profanazione della nostra terra, un atto di violenza verso l'autonomia e l'autodeterminazione del popolo sardo" soprattutto in considerazione del forte impegno ecologico della regione, le cui scelte programmatorie "si fondano su progetti di sviluppo sostenibile, la valorizzazione e la tutela del paesaggio, dell'ambiente e del patrimonio archeologico e culturale".

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