SARDEGNA IN PARLAMENTO - NOTIZIE

Apicoltura, crolla la produzione
tra clima e concorrenza straniera

In commissione Agricoltura del Senato gli operatori del settore illustrano l'emergenza. La produzione è calata del 40%
apicoltori sardi (foto pier giacomo pala unione sarda)
Apicoltori sardi (Foto Pier Giacomo Pala - Unione Sarda)

Il crollo della produzione, la tenuta del comparto e le soluzioni possibili per rispondere agli effetti del cambiamento climatico sull'apicoltura. Sono stati questi gli argomenti cardine dell'audizione dei rappresentanti della cooperazione in commissione Agricoltura al Senato, in relazione all'affare assegnato sulle problematiche del settore (n. 338).

Ad aprire la discussione è stata Antonella Peccerella di Coldiretti, che ha sottolineato come il crollo della produzione abbia riguardato tutti i prodotti del comparto, con picchi preoccupanti come quello del -40% per il miele di agrumi. Questi risultati hanno quindi provocato un effetto disastroso sull'economia del comparto che, ad oggi, non dispone degli strumenti necessari per controbilanciare produzioni così scarse. Uno dei problemi principali, infatti, sta nel fatto che le assicurazioni per il settore prevedono copertura in caso di calamità naturali straordinarie ma non per gli effetti del cambiamento climatico. Per questo motivo, quindi, accanto a misure di sostegno agli apicoltori, come la riduzione dei contributi previdenziali per i dipendenti e la defiscalizzazione del gasolio, secondo Coldiretti la strada da percorrere è la ricerca che sia in grado di ripensare al comparto, alla luce di nuove tecniche produttive in grado di limitare l'impatto del cambiamento climatico.

Da queste premesse si è mosso anche l'intervento di Enrico Fravili, rappresentante di Agrinsieme. Accanto ai cambiamenti climatici, però, per l'agronomo sono da considerare anche le diverse abitudini antropiche che hanno cambiato la vita delle api. In questo senso, l'uso di antiparassitari in agricoltura o l'arrivo di insetti dall'estero, come la vespa velutina dal sud est asiatico, compromettono gravemente il comparto. Del resto, fa notare, anche la risposta in campo sanitario non è sufficiente. In caso di avvelenamento o morte dell'alveare, il tempo che intercorre tra la denuncia dell'apicoltore e i controlli da parte dell'Asl sono troppo lunghi e ciò rende per lo stesso allevatore controproducente chiedere l'intervento dell'autorità sanitaria che possa accertare la causa della moria delle api, fornendo così dati preziosi per la ricerca di soluzioni.

A focalizzare l'attenzione sulla concorrenza del miele straniero è stata poi Annalisa Saccardo, esperta di economia sostenibile per Coldiretti. Se nel 2018 la produzione segnava 23.3 mln di Kg di miele italiano, per il 2019 i dati saranno certamente inferiori. A testimoniarlo è la crescita registrata, già nei primi mesi dell'anno, dell'aumento dell'importazione dall'estero: 9,7 mln di Kg, proveninente soprattutto da Cina e Ungheria e sulla cui qualità esistono non poche preoccupazioni.

Proprio per questo motivo, durante il dibattito con i senatori in commissione, è emersa la proposta di un più rigido sistema di controllo sulla produzione nazionale e sulle importazione, e su forme di tutela ad alti standard qualitativi. A questo proposito Giorgio Baracani, in rappresentanza di Alleanza per le Cooperative, ha sottolineato come il comparto sia ben disposto a tutte le possibili forme di valorizzazione della qualità del prodotto, ma occorre farlo non solo il miele, ma anche per gli altri prodotti dell'apicoltura, come la pappa reale e il propoli per i quali, a oggi, non esiste ancora l'obbligo di origine in etichetta.

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