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Scompenso cardiaco: le eccellenze dell'ospedale Brotzu di Cagliari e del San Francesco di Nuoro

La patologia e il suo trattamento spiegati dagli esperti Maurizio Porcu e Gavino Casu
il defibrillatore cardiaco in grado di segnalare lo scompenso cardiaco (ansa)
Il defibrillatore cardiaco in grado di segnalare lo scompenso cardiaco (Ansa)

Lo scompenso cardiaco è tra le malattie gravi più diffuse e la Sardegna, con gli ospedali Brotzu di Cagliari e San Francesco di Nuoro, è tra i maggiori punti di riferimento nazionali nel trattamento della patologia ed è in grado di assicurare ai pazienti diagnosi precoci e terapie mirate e tempestive.

Trattamenti farmacologici che possono aumentare le aspettative di vita di chi è affetto da scompenso cardiaco, frutto delle competenze dei team multidisciplinari e della preziosa attività di formazione svolta sui pazienti per l'auto somministrazione delle terapie.

IL CENTRO CARDIOLOGICO DELL'OSPEDALE BROTZU - "Lo scompenso cardiaco interessa circa 30mila persone nella nostra Regione - spiega il direttore della Struttura di cardiologia e dell'unità di terapia intensiva Maurizio Porcu dell'ospedale cagliaritano - e siamo in grado di gestirne tutte le problematiche. Con un ambulatorio dedicato affrontiamo anche la grave e diffusa complicazione dell'ipertensione polmonare che colpisce oltre il 50% di questi pazienti. Si tratta di una condizione che altera la pressione dei polmoni e influenza il funzionamento il cuore: può svilupparsi autonomamente, oltre che come conseguenza di circa 50 malattie cardiache, tra cui lo scompenso cardiaco, le cardiopatie congenite e la sclerodermia".

Fiore all'occhiello del reparto è anche l'assistenza ai pazienti con impianti cardiaci meccanici, come spiega ancora il dottor Porcu: "Dal maggio 2017 abbiamo eseguito con successo i primi sei impianti di cuori meccanici in pazienti con scompenso cardiaco grave e a oggi tutti i pazienti sono vivi, a fronte di una sopravvivenza media internazionale dell'80% a un anno dall'intervento.

E QUELLO DEL SAN FRANCESCO DI NUORO - La Struttura di cardiologia e l'unità di terapia intensiva cardiologica dell'Ospedale San Francesco di Nuoro, diretta dal dottor Gavino Casu, fa parte di una rete nazionale di centri specialistici dedicati all'ipertensione polmonare, tra figurano il Policlinico Umberto I di Roma, l'Ospedale Monaldi di Napoli, il Policlinico Sant'Orsola di Bologna e quello di Pavia.

"Grazie al confronto tra specialisti – illustra il dottor Casu – oggi possiamo assicurare diagnosi precoci, quindi trattamenti mirati e tempestivi in grado di migliorare la qualità di vita di tutti questi pazienti e allungarla addirittura di vent'anni".

Il Centro cardiologico di Nuoro è uno dei pochi a livello nazionale che ha istituito un ambulatorio dedicato ai pazienti colpiti da tromboembolia polmonare, che interessa circa 30mila persone in Italia (50 ogni 100mila), come spiega il dottor Casu: "Il 3, 4% di questi pazienti sviluppa l'Ipertensione polmonare come complicanza, in genere nei tre anni successivi ed è fondamentale individuarla per tempo e risolverla con un intervento chirurgico. In caso contrario, la sopravvivenza è limitata al 20% dei pazienti".

(Unioneonline/b.m.)

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