CRONACA - ITALIA

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Sospetto traffico di armi dalla Turchia alla Libia, il marittimo in chat: "Ho paura"

Dopo le prime reticenze, anche altri marittimi hanno iniziato a collaborare
foto simbolo (pixabay)
Foto simbolo (Pixabay)

"Ho scoperto che la nave lavora nell'ambito del traffico di armi: blindati, missili per Tripoli Libia... ho dato le dimissioni ma comunque sono molto preoccupato... sono in ansia questi li portano per combattere contro Haftar".

Così scriveva ad alcuni conoscenti, dalla nave cargo libanese sospettata di trafficare armi dalla Turchia alla Libia, il marittimo che ha svelato la vicenda alla polizia italiana.

È quanto emerge dall'inchiesta della procura di Genova che ieri ha arrestato il comandante dell'imbarcazione, il libanese Youssef Tartoussi, che sarà interrogato domani nel carcere di Marassi.

Dopo le prime reticenze, anche altri marittimi hanno iniziato a collaborare. Alcuni hanno confermato la presenza dei soldati turchi a bordo della nave, la Bana, altri hanno raccontato come una parte della stiva sia stata riverniciata dopo aver saputo che era uscito un video girato all'interno. Gli investigatori della Digos e della polizia di frontiera hanno scoperto che il sistema radar era stato spento a 25 miglia dalla Libia.

A bordo della nave, durante le perquisizioni, gli inquirenti hanno anche trovato le lettere di dimissioni di 17 marittimi e un dispositivo Usb manomesso dal quale sarebbero stati cancellati dati ricevuti da WhatsApp su una sorta di polizza di carico relativa a trenta mezzi corazzati per il trasporto di truppe del 10 novembre 2019.

(Unioneonline/D)

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