NEL MONDO

Tunisia, Ben Alì e la moglie in fuga
con lingotti d'oro per 45 milioni di euro

I coniugi Ben Alì sono scappati con il bottino, una tonnellata e mezzo di lingotti d'oro per 45 milioni di euro secondo Le Monde, spiccioli rispetto all'immensa fortuna accumulata in 23 anni dalla Famiglia, come i tunisini tra loro definiscono il clan dell'ex presidente, sette tra fratelli e sorelle, e della seconda moglie Leila Trabelsi che di fratelli ne ha ben dieci. Senza contare generi e nipoti, tutti piazzati ai posti chiave del paese e spesso addirittura in competizione tra di loro.

Singolare il percorso della first lady, da parrucchiera a Reggente di Cartagine, come titola un libro al vetriolo dei giornalisti francesi Nicolas Beau e Catherine Graciet. Collerica, vorace, senza scrupoli, più Caterina dèMedici che cortigiana da harem, da quando ha sposato il suo amante la sua sete di denaro e la sua abilità nel "sistemare" i suoi "ne fanno la degna erede di Wassila Bourguiba che governò la Tunisia all'ombra del vecchio e malato marito". Immobiliare, turismo, industria alberghiera, telefonia, internet, dogane, perfino il contrabbando, tutto quel che genera denaro è preda della rapacit della Famiglia. Il fratello maggiore Belhassen è il più ingordo, sposato alla figlia del leader degli industriali entra nel comitato centrale del partito al potere Rcd, la sua amica è direttrice della Banca centrale di cui Belhassen è nel cda, una cugina deputata. Una lunga lista di incarichi e di man bassa, di scandali e corruzione, commissioni sugli appalti, sugli investimenti esteri, tutto passava per la Famiglia, con minacce di cui Leila era prodiga verso chiunque osasse porsi sul suo cammino. Un'ascesa cominciata a met degli anni '90, quando al momento delle privatizzazioni il clan ha acquistato societ a prezzi simbolici rivendendole a industriali o uomini d'affari, sottolinea la ricercatrice Beatrice Hibou del Cnrs. Insomma, una "quasi mafia" come affermano diplomatici americani citati da Wikileaks, che ha accumulato miliardi, beni a Dubai, Malta, Argentina, Francia, Svizzera. Cresciuta in un quartiere povero vicino alla medina di Tunisi dove è nata nel 1957, nel salone di parrucchiera dove lavora come parrucchiera nei primi anni '80 Leila conosce il primo marito da cui divorzia tre anni dopo. Invischiata in piccole truffe doganali, e arrestata, avrebbe conosciuto in tale occasione l'allora capo della sicurezza Ben Alì, secondo il giornalista svizzero Jean Claude Peclet. Nell'86 nasce la prima figlia, Nasrine, la seconda, Halima, arriva l'anno delle nozze, il 1992. Ben Ali è gi al potere da cinque anni. Premio mondiale della famiglia, premio 2005 per la pace, Blason d'or della donna araba…, Leila nasconde sempre meno il desiderio di prendere il posto del marito ormai malato e invecchiato. Ma nell'ombra la corruzione della Famiglia dilaga e non solo: Imed Trabelsi, il nipote preferito di Ben Ali ucciso a coltellate nei giorni scorsi in un chiaro regolamento dei conti, è definito il peggiore. Spaccone, volgare, donnaiolo, poco più di 30 anni, nel 2006 ha fatto rubare tre yacht ancorati a Bonifacio, uno del patron della Banca Lazard Freres e amico di Chirac, Bruno Roger. Imed riesce a farsi processare in patria e ovviamente viene assolto.


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